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Mia mamma sfamava le formiche

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Mia mamma sfamava le formiche e anche i piccioni.
Dal balcone della sua casa di ringhiera buttava nel cortile pezzi di pane, carne, miglio proveniente dalla gabbia delle cocorite e qualunque avanzo del gatto smorfioso che teneva sotto il suo tetto e anche dentro il letto.
Mia mamma casualmente si chiamava Francesca e amava gli animali al punto di rinunciare a tutto pur di far loro del bene.
Mia mamma era una persona estremamente generosa anche verso gli umani, sempre pronta a dare aiuto a chiunque si presentasse alla sua porta. Così ingenua e sprovveduta che, nonostante vivesse sola in una casa dove bastava spingere la maniglia per entrare, nessun malintenzionato è mai passato dalle sue parti. Probabilmente quella porta sempre aperta per tutti era talmente luminosa da scoraggiare le cattive menti.
Il suo giardino era un cimitero di piccoli animali. Sotto il pesco e il nocciolo erano sepolti canarini, pesci rossi che erano stati ospiti a casa sua. Il cimitero di cani e gatti non mi è stato mai rivelato.
Quando il pezzo di terra venne affittato ad altro inquilino i suoi piccoli defunti trovarono casa dentro i vasi di basilico e rosmarino che teneva sul balcone. A quanto pare fungevano da ottimo concime poiché le piantine erano più floride che mai.
Viveva sola in una città a venti chilometri dal mio paese, io lavoravo sei giorni su sette e il sabato e la domenica anche per dodici ore con orario continuato, pertanto la vedevo un paio di volte alla settimana in pausa pranzo o a cena da lei, in quella casa dove avevo vissuto fino al giorno del mio matrimonio. Là era rimasto tutto immobile, come quando ci si viveva in tre, prima che morisse mio padre. Quando io mi sposai lei si spostò nella mia cameretta e la stanza matrimoniale divenne una specie di bazar dove trovavano rifugio suppellettili di qualunque genere.
Benché l’appartamento, sito in una vecchia casa di ringhiera nel centro storico della città, avesse quattro stanze più un ampio bagno, lei viveva nella grande cucina che fungeva anche da salotto per offrire il caffè alle amiche.
Il “tinello” era anche la camera dell’ingresso principale; arredato di tutto punto, non veniva mai utilizzato, era la camera dove tenere soprammobili, giornali e riviste, piante e fiori in inverno. Al centro del tavolo spiccava un trofeo a forma di coppa, trovato chissà dove, colmo di penne, perdute dai piccioni, che lei raccoglieva nel cortile e teneva come fossero fiori ornamentali. Mia mamma sapeva resuscitare piante e fiori in vaso che altri gettavano dopo aver perso tutte le speranze di farle sopravvivere. Stelle di Natale buttate il giorno della Befana, bonsai rinsecchiti che nessuno sapeva curare, piante grasse smunte ed emaciate nelle sue mani riprendevano miracolosamente vita rimanendo con lei per molti anni senza più necessitare di altre cure oltre alle sue parole. Sì perché mia mamma parlava anche con le piante.
Lei e quella casa erano parte della mia identità.
Lei era l’ultimo pezzo della mia famiglia che adesso non esiste più.

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16 thoughts on “Mia mamma sfamava le formiche

  1. Anche io do da mangiare alle formiche e a tutti i nostri fratelli animali. E parlo con le piante, senza imbarazzo, ed insegno ai miei figli a comunicare con tutti gli esseri viventi, dagli elefanti alle margherite.E anch’io non ho più la mamma. Ma so che è sempre vicina a me ogni giorno in ogni cosa che faccio

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    1. Ah ma non è mica finita qui eh. Se mai ci saranno prossime puntate racconterò del suo girovagare notturno per portare le bottiglie di acqua calda ai gatti randagi e delle sue stravaganti collezioni. 😀

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  2. Credo che nn bisogna sottovalutare l’idea di parlare con le piante che x chi lo vede fare sembra sinonimo di pazzia x chi lo fa sa che sta facendo quLcosa di bello. Dopo una nevicata che ha distrutto 40 tipi diversi di piante grasse e un trasloco dove nn sapevo dove collocare le superstiti. … smisi di parlare con le piante. .. oggi non ho piante in casa che nn durano più di un mese quandp mi gira di comprarle 😉 buon natale

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  3. Tua mamma mi somiglia : mio figlio chiamava ” il signor ragno” , ” la signora topa” i vari animaletti del cortile ed io sono riuscita a fare un bocca a bocca con un pesce rosso saltato giù dal primo piano…

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