AMORE · Lifestyle · Scrittura

Oggetti d’amore

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Il vecchio baule

Alma sapeva di dover liberare la casa al più presto e consegnarla vuota al proprietario dell’appartamento dove aveva trascorso la giovinezza.
Mamma Franca era passata a miglior vita il primo giorno di primavera, deceduta improvvisamente, senza disturbare, proprio come aveva vissuto. Rimasta vedova ancora giovane non si risposò mai, neppure quando la figlia Alma la lasciò per trasferirsi in un’altra città a convivere col fidanzato.
Benché diplomata, Franca, dopo aver trascorso infanzia e giovinezza in un collegio di suore perché orfana, scelse il mestiere di sarta poiché nutriva grande passione per i lavori artigianali. Era una di quelle sarte con le cosiddette “mani d’oro”, la permanenza forzata in istituto l’aveva stimolata a scoprire le proprie capacità di ricamatrice, sarta, magliaia e anche rammendatrice provetta. Insomma usava aghi, fili e lane come fossero bacchette magiche capaci di realizzare autentici prodigi.
Tale peculiarità l’aveva resa popolare. In paese, infatti, tutti conoscevano la Signora Franca per l’abilità con la quale faceva sparire buchi e strappi da capi d’abbigliamento infortunati ma ancora fruibili; nelle sue mani tornavano come nuovi senza la minima traccia del rattoppo: lei ricostruiva trama e ordito meglio di un ragno maestro di tela. Per questo motivo la compagnia non le mancava, la sua casa era sempre aperta ad accogliere l’andirivieni di persone che, con la scusa di portarle un lavoretto, si fermavano a bere un caffè e fare due chiacchiere in attesa che lei finisse l’operazione recupero.
La decisione presa da Alma di donare suppellettili, pentole, piatti, oggetti vari e abbigliamento a un centro accoglienza della città natale, era stata approvata con entusiasmo dalla signora Carla, amica della madre nonché solerte volontaria delle “dame di carità”. Tutta quella mercanzia, ancora in ottimo stato, avrebbe reso un buon servizio a gente in difficoltà e alla struttura che la ospitava. Sicché in pochi giorni quelle stanze piene di storia e ricordi furono liberate e rese al legittimo pretendente.
Alma conservò soltanto due oggetti che al centro accoglienza non servivano: un vecchio baule, antico guardiano di preziosi manufatti, e la macchina per cucire sulla quale la mamma aveva speso buona parte di vita. Li tenne come ricordi poiché, contrariamente alla genitrice, lei era la negazione dell’abilità manuale, non sapeva neppure cucire un bottone. Decise di sistemarli provvisoriamente in garage prima di trovar loro una più degna collocazione poiché la piccola mansarda in cui viveva, non disponeva neppure di un angolo dove poterli inserire.
‘Quando cambierò casa troverò spazio per loro’, pensò mentre li copriva con cura per non sciuparli o logorarli ulteriormente, ‘in questi oggetti c’è tanta energia e tutto l’amore che mamma ha messo in una vita di lavoro, la rappresentano appieno, è come se ci fosse un po’ di lei qui. Non posso lasciarli morire’.
Purtroppo, come la consuetudine insegna, spesso i buoni propositi s’infrangono contro esigenze pratiche e circostanze che la vita ci propone o impone. Così i due “cimeli” restarono a languire in garage con dispiacere di Alma che li vedeva, messi in disparte, perdere ogni giorno un po’ di quella gloria che mamma aveva loro conferito. Temeva che avrebbero ceduto alla vecchiaia diventando totalmente irrecuperabili, ma non sapeva proprio che cosa farne.
“Prima o poi dovrai liberartene”. Disse l’amica Luisa mentre l’aiutava a mettere ordine in garage.
“Già…però mi piange il cuore solo a pensarci. La macchina per cucire funziona ancora perfettamente e il baule è bellissimo, con un buon restauro diventerebbe magnifico”.
“Prova a venderli al mercatino dell’antiquariato, là potrebbero trovare qualche estimatore”.
“Ho già chiesto, ma sembra che non siano graditi ai venditori poiché sono ingombranti e non possono essere trasportati agevolmente. Ho incontrato addirittura degli opportunisti che offrono la loro opera per pochi soldi come svuota cantine, poi mettono in sesto ciò che ritengono degno di valore e vendono come preziose antichità. Voglio evitare di metterli in mani che non li sanno apprezzare e ne fanno solo una questione di guadagno, preferisco lasciarli dove sono”.
“Ma così rischiano di deteriorarsi irrimediabilmente e diventare rottami da immondizia”.
“Hai ragione anche tu…che peccato!” Rispose mesta Alma “devo pensare a qualcosa per evitare di sprecarli così, c’è troppa crisi in giro e sarebbe un vero peccato”.
Poco tempo dopo Alma fu colpita proprio dalla crisi dilagante, inaspettatamente e all’improvviso perse il lavoro e si trovò a dover lottare per parecchi mesi con la mancanza di guadagni.
Approfittando degli annunci gratuiti on line decise di vendere tutti gli oggetti superflui acquistati nel corso degli anni, abiti, borse, accessori pressoché nuovi di cui poteva privarsi senza problemi.
Riuscì a vendere qualche cosa per pochissimi soldi, a volte neppure la decima parte del valore d’acquisto. Ma poco importava, stava imparando che al superfluo si rinuncia facilmente trovandosi in stato di necessità.
Decise di provare a mettere in vendita anche l’eredità di mamma Franca, magari in quella sede baule e macchina per cucire avrebbero trovato autentici estimatori.
A dimostrare la veridicità del proverbio “tutto il mondo è paese”, anche qui gli speculatori furono i primi a farsi avanti. A seguire i perdigiorno, ossia gente che per puro svago si dimostrava interessata, fissava appuntamenti per la valutazione e puntualmente li mancava senza avvisare né giustificarsi. I ricordi della mamma sembravano proprio destinati a morire sotto casa.
Pensò di regalarli a persone indigenti, ma anche in questo caso trovò disinteresse se non addirittura svilimento degli oggetti.
“Per la miseria, in che mondo viviamo? – si domandò Alma – se vendo, trovo brutte persone, se regalo trovo indifferenza totale. Pensare che mamma ci ha messo un mucchio d’amore dentro questi oggetti, chissà cosa direbbe vedendo quel che succede adesso…”
Forse proprio quel “mucchio d’amore” ancora celato fu risvegliato dalle sue malinconiche constatazioni poiché, nei giorni successivi, Alma ricevette una richiesta per la macchina. La richiesta motivata e pulita di una figlia che intendeva acquistarla per farne regalo alla mamma appassionata di cucito. Aveva pochi soldi da offrire e non poteva permettersi di comprare uno strumento nuovo. La macchina appartenuta a Franca era sì datata, ma talmente ben tenuta che alla ragazza non sembrava vero trovare un oggetto tanto ricercato e ambito, con un prezzo alla sua portata, e rendere felice la mamma.
Per incanto anche il baule, poco tempo dopo, trovò casa: ancora una donna si rivolse ad Alma. Sfuggendo a tutte le offerte senza conclusione di spavaldi fanfaroni, fu acquistato da una mamma per la figlia che metteva su casa e desiderava tanto un vecchio baule da piazzare in bella vista nella camera da letto.
La gioia di Alma fu enorme constatando che macchina per cucire e baule avrebbero avuto nuova vita in quei singolari passaggi da madri a figlie. Come se l’amore dentro gli oggetti di mamma Franca le avesse ispirate per farle incontrare.

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