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L’informazione culturale è morta

Confermo e sottoscrivo. Lo sto provando sulla mia pelle col mio ultimo libro che è anche il primo non autopubblicato, ma edito con una nuova piccola casa editrice: paradossalmente la stessa promuove e distribuisce quelli già rodati come i ricettari, le storie locali e i libri per bambini, mentre i miei racconti surreali rivolti a un pubblico di nicchia perché all’avanguardia rispetto alla produzione commerciale a cui il pubblico è abituato, sono messi in disparte e venduti solo nella libreria di proprietà della casa editrice. Mi sono chiesta più volte per quale motivo abbiano scelto di pubblicarmi, probabilmente avevano bisogno di “far catalogo”.

7 risposte a "L’informazione culturale è morta"

  1. Io credevo che la ragione principale fosse che ci sono più scrittori che lettori 🙂
    Non sono molto d’accordo col post: nei decenni passati, essere “contro” era fashion, mentre oggi non lo è più; è anche vero che, con l’accentrarsi delle testate nelle mani di pochi, lo spazio di manovra si riduce sempre di più: hai voglia a cercare di essere libero, ma se non ti fanno scrivere, non lo sei comunque, e quindi non è colpa dei recensori, ma dei censori. Concordo col secondo aspetto, anche se la causa è sempre la stessa di sopra.

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