Freak

Vagabondaggio mentale

Poetando
immagine dal web

Quando frequentavo le scuole medie un professore, lievemente più sensibile dei normali insegnanti, mi disse: “Non ho ancora capito se l’alunna Nadia Mogni dorme a occhi aperti, oppure sta con la mente da un’altra parte. Mi fissa con attenzione, ma sono certo che dietro quello sguardo lei non c’è. Credo stia vagando in chissà quale mondo lontano da noi”.

Avrei dovuto rispondere: “la seconda che hai detto”, ma ovviamente stetti zitta e recuperai lo sguardo attento che lui non trovava. Solo per il tempo necessario a distrarlo da me, poi tornai a farmi i fatti miei coi pensieri fuori da quella scuola che mi annoiava a morte.

Tra le tante anomalie coltivate fin dall’infanzia c’era anche la noia. Non una noia normale di quelle che assalgono qualunque studente mentre il professore spiega; la mia era, ed è tuttora, una noia perenne che mi assilla da sempre. Qualunque cosa faccia, dopo qualche tempo, mi riesce difficile continuare a trovare lo stimolo per seguirla. Per ovviare a questo fastidioso intoppo, che talvolta rende la vita difficile, mi sono sempre presa la libertà di vagabondare con la mente in qualunque situazione io sia fisicamente. Anche per questo motivo, oltre ad avere una fantasia discretamente ampia e audace, ho iniziato a inventare storie poi trasformate in centinaia di racconti più o meno leggibili.

Certamente questa abitudine è comune a tante persone, ma in quelle come me è un’autentica via di fuga per la sopravvivenza. Sembra esagerato citare addirittura la sopravvivenza, ma so che qualcuno capisce perfettamente.

Negli ultimi tempi, purtroppo, ho le classiche palle di piombo non attaccate ai piedi ma al cervello. Si tratta di problemi di carattere fastidiosamente pratico comuni, negli ultimi anni, a tanta parte del popolo italiano. Pertanto la via di fuga prediletta è deviata inesorabilmente dentro vicoli oscuri e maleodoranti, dove i miei pensieri vanno a infrangersi contro la testa lesa di una ottuagenaria che continua a chiedermi che giorno è oggi e se non la smette la soffoco con il calendario che mi mette sotto il naso ogni trenta secondi netti. Ecco questo è il problema, essendo in periodo di vacche ormai mummificate, non scelgo più il lavoro per guadagnare qualche centesimo, ma raccatto quel che capita e adesso sta capitando di ascoltare le chiacchiere paranoiche che una simpatica vecchina mescola a crisi di pianto motivato “solo” dal fatto che anche lei, come me, si sta rompendo le scatole contando i giorni che le restano prima di passare a miglior vita.

Se penso che tra qualche anno sarò anch’io messa così, con la mente invasa da paranoie non letali, da soffrire senza mai morire, esattamente come mia madre negli ultimi anni della sua vita longeva rallegrata da una pensione sotto la soglia di sopravvivenza, mi auguro di essere fulminata da un Giove incazzato nero per aver scoperto che Giunone gli mette le corna.

Tra qualche anno sarò vecchia, senza un centesimo da cacciarmi in un occhio, sola senza neppure un cane poiché non avrò i soldi per mantenerlo, priva di corteggiatori morti di figa poiché avrò le tette sulle ginocchia e il culo sulle caviglie, ma principalmente orfana anche di quell’unica via di fuga, il vagabondaggio mentale, che mi ha salvato la vita. Quella umana s’intende…

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9 thoughts on “Vagabondaggio mentale

  1. A scuola vagabondavo anch’io, e anche per me il raccontare era ed è un modo di sopravvivere o forse dovrei dire di vivere, pienamente e intensamente. A volte sembra di non farcela o sembra di avere dentro solo storie cupe, ma va bene anche quello, non smettere di raccontare, magari inserendo immagini positive, anche piccole cose, un albero, qualcosa che ti dia serenità.
    Un abbraccio

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