Scrittura

L’acciuga spiaggiata

branco aggiughe

Sentiva provenire dai pescherecci i racconti dei vecchi lupi di mare sulle grandi balene che vedevano al cinema; lei così piccola e invisibile in mezzo all’immenso branco di acciughe, sue compagne, destinate a finire sul banco del pesce o peggio ancora dentro una lattina sarcofago esposta tra lo scatolame di un super mercato.
No, per se stessa desiderava una vita diversa, voleva essere una balena per compiere grandi viaggi e vedere gli immensi oceani.
Così decise di allontanarsi dal gruppo al quale sentiva di non appartenere, poiché la sua anima era precipitata dentro quel corpicino esile per un errore del programma di risurrezione.
Purtroppo, fuori dalla massa argentea dentro la quale era stata sempre trascinata per inerzia, perse l’orientamento e si trovò a languire sulla sabbia di una spiaggia deserta.
“Ecco – pensò – desideravo essere una balena per vedere il mondo e invece mi trovo qui a morire nel peggiore dei modi: spiaggiata. Come farò a tirarmi fuori da questo guaio. Non è certo la gloriosa fine che mi aspettavo, rinsecchire puzzando di pesce marcio.
Che brutta agonia mi attende, rimanere qui inerme in attesa di morire. Io, sana come un pesce, immobile e incapace di reagire ad invocar la morte come libertà”.
Era approdata là proprio di primo mattino quando i gatti vanno in riva mare per cercare uno spuntino.
Come se il cielo avesse accolto le sue malinconiche riflessioni arrivò un bel gattone dal manto rosso che, con un agile balzo, l’afferrò sottraendola a un ingordo gabbiano.
Finì così la vita dell’acciughina ribelle.
Ancora fresca e profumata di mare a servir da colazione per un simpatico micio randagio.
Mentre sentiva i denti del felino tritare le sue carni senza scartare nulla, neppure la lisca che tanto infastidisce gli umani, era finalmente serena.
Dopo averla gustata per bene, il micio rosso si adagiò beatamente sulla spiaggia a vedere sorgere il sole.
“Che bello – furono gli ultimi pensieri di acciughina mentre lo stomaco del gatto la stava digerendo – finalmente posso morire. E muoio felice guardando il sole attraverso gli occhi di un gatto”.

gatto spiaggia

😀

© Nadia Mogni Alias Evaporata

16 thoughts on “L’acciuga spiaggiata

  1. Tenera acciughina, neanche per te in questa vita c’ è gioia.
    Forse per quel gattone eri solo un buon bocconcino ma, senza volerlo, ti ha regalato il “tuo” sole
    Complimenti, Nadia, un racconto delizioso

    Incantevole sera
    Mistral

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  2. Quel che si dice sempre “Ha fatto una bella morte” … per me, invece, non ce n’è una bella e una brutta, ma una sola … brutta! Però il racconto è molto bello, di una grande tenerezza, e adoro i gatti … ho avuto un maschio rosso e adesso ho una femminuccia rossa oltre al resto … povera acciughina, a volte è meglio non desiderare di essere troppo grandi come la balena o di essere diversi da ciò che si è … 🙂

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    1. E’ vero Marianne, ma purtroppo talvolta succede di avere la netta percezione di essere un’entità estranea al corpo che ci ospita. Può essere un “semplice” disturbo mentale ma, in ogni caso, ti fa vivere male. I rimedi li conosco e ne ho frequentati tanti, malauguratamente servono a poco e spesso procurano danni che peggiorano il problema.

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  3. Tenera sardina
    cercavi il grande mare,
    andare oltre l’azzurro
    di acqua e di sorelle.
    Oceano arcano
    di segreti custode
    mostrami il confine
    tra vita e paura.
    Hai udito la voce del blu,
    profonda, lontana,
    ingannevole quel tanto che basta
    per saperla rimpiangere.
    Smarrita la corrente
    tra squali e cicale,
    affondi verso il chiaro
    di un cielo sempre inquieto.
    Con ali stremate
    dall’onda sovrana
    ti lasci condurre
    senza rimpianti di sorta.
    Finite ora le acque
    dal pelago al suolo,
    farfalla di mare
    attendi il nuovo destino.

    🙂

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