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Non tiro i conti, racconto i ponti

In questi primi giorni del 2016 qualcuno usa tirare le somme dell’anno passato e fare il bilancio. Io, pur avendo un diploma di ragioneria, preferisco evitare di guardarmi indietro perché i miei conti dichiarerebbero bancarotta, quindi propino una filastrocca un po’ scemotta chiedendo scusa a chi mi legge perché dovrei propormi in modo più serio. Ma, a mia parziale discolpa, dichiaro che esiste una buona percentuale di amici che perdona la tendenza all’evapopensiero e (forse) mi ama proprio per la spontaneità con cui lo pongo e lo espongo. A mio rischio, poiché se qualcuno si basa su certi post per acquistare i miei libri, sono rovinata.

Garantiamo noi: i libri di Evaporata sono troooopppppooo divertenti!
Garantiamo noi: i libri di Evaporata sono troooopppppooo divertenti! Beccatevi ‘sta filastrocca e poi scrivete i vostri commenti ARF!

Quasi finiti i ponti infiniti
Crolla tutto ciò che non dovrebbe
Le case e i palazzi costruiti con l’argilla
I ponti fatti in cemento di pastafrolla
Ma i ponti di festa crollano solo sulla mia testa
Per fortuna la mia testa è dura
E le feste macigno si frantumano sul mio cranio
Lasciando una nuvola di polvere intorno
La polvere delle moto, delle auto, dei caravanserragli
Di gente impazzita che a comune imposizione era già pronta ai blocchi di partenza per la corsa ai regali di Natale
Perché bisogna mostrare contentezza
Pur di onorare i giorni di festa infinita
a costo di farsi forzati della spesa
Io invece
Mi siedo in poltrona e osservo dall’alto
La nebbia densa che offusca i gitanti di ritorno
Incazzati e delusi perché troppo han speso
a fare la fila per tutti sti giorni di ponte estenuante
giacché ormai è un lavoro anche la ricreazione
se non te la spassi ti senti un coglione
restare al paese è una gran frustrazione
meglio strinarsi orecchie e capelli piuttosto che
starsene a casa tranquilli
Consolazione più magra di Gandhi
Pensare che a me questa sorte di stress è risparmiata
Perché con la scusa che non ho un cent
La gita forzata non ho consumato
Ma no, non è vero
Se avessi potuto anch’io avrei goduto questo ponte di festa
Senza farmelo crollare sulla testa
Però avrei scelto un paio di scarpe comode e forti
E poi zaino in spalla avrei scalato i monti
Con mani e piedi ad assaporare la terra
Lontano da tutti i doveri obbligati
In compagnia dei miei beneamati
Amici di fauna e flora
E gli esseri umani?
Vabbè se ti va puoi venire anche tu
Il bello di un verde paesaggio tranquillo
Senza il confuso dovere di sballo
Fa bene all’anima e forse anche al mondo

😀

Ussignur!
Ussignur!

Ridiamoci su, va là!

😀

4 thoughts on “Non tiro i conti, racconto i ponti

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