LIBRI · Scrittura

BELLA LINDA

Omaggio del 29 dicembre 2015 da Evaporata

Gli piaceva tanto farsi chiamare Mirko anche se non era il suo nome. Lui di battesimo faceva Rosilio, come suo nonno, ma detestava entrambi. Puzzava di vecchio bavoso e a lui i vecchi bavosi facevano schifo, proprio come gli faceva schifo suo nonno che a 82 anni ancora non si decideva a schiodare dai coglioni, schiattando senza far troppo casino. Eppure era utile tenerlo per casa su quella carrozzina da paralitico, aveva una bella pensione d’invalidità. In famiglia qualcuno che portava soldi doveva pur esserci e lui, nonno Rosilio, era tra quelli più redditizi insieme alla sorella Marta che faceva la puttana e zio Furio che spacciava armi recuperate chissà dove.
Per sé, Mirko, aveva rimediato una baionetta che gli piaceva tanto. L’aveva “comprata” da Furio in cambio di uno sfollagente rubato a un poliziotto durante una rissa allo stadio.
Per farla venire bella lucida ci aveva messo un po’: carta smerigliata, qualche goccia d’olio, e poi passarla avanti e indietro con pazienza. Però adesso era diventata uno spettacolo.
Gli piaceva troppo fare il fanatico brandendola davanti agli amici dicendo che con quella sarebbe stato il capo dei casini in discoteca, e nessuno avrebbe osato fare il ganzo con lui.
Dopo un po’, però, l’aveva abbandonata perché era troppo scomoda da portarsi dietro. Così la teneva sotto il sedile dell’auto sgangherata, giusto per sapere che lei era lì fedele e pronta all’uso.
Una sera la mise sotto il giubbotto e andò al bar del Marchini. C’erano un paio di nuovi amici degli amici al solito tavolo e lui la fece vedere giusto per presentarsi in modo che capissero chi comandava lì.
Dopo un po’ passò la rossa. La rossa si chiamava Amanda ed era la figlia del fioraio che aveva il banchetto dall’altro lato della piazza.
‘Sta tipa ci aveva un culo che pareva costruito da un liutaio. Lui le stava dietro da un pezzo, ma lei se la tirava di brutto perché era proprio una gran gnocca.
Ogni tanto passava gli sorrideva, ma dopo andava oltre senza cagarlo più. Faceva così con tutti, lei voleva andarsene da lì, voleva uno col grano in tasca, diceva.
Anche quella sera fece la sua passerella dentro un paio di jeans strizzachiappe e il tacco 15 e loro, i maschi, ci lasciavano dietro la bava come le lumache.
Però, dopo due vasche un tacco s’infilo dentro il pavé e si ruppe. I cretini del bar giù a sbellicarsi dalle risate condite con fischi e stronzate a non finire.
Mirko capì subito che era la sua occasione. Si avvicinò e le offrì il braccio. “Dai ti accompagno io, non puoi andare via così”.
Quando salirono in macchina lui avrebbe voluto essere il sedile per beccarsi addosso tutta quella roba, porcoggiuda!
Mise un po’ di musica e cercò qualche argomento per fare due parole mentre guidava. All’inizio erano entrambi imbarazzati, ma poco dopo lei si sciolse e alla fine parlava forte e rideva perché lui aveva alzato il volume e non si capiva un cazzo se non strillavano.
Prese il giro largo per passare vicino al campo sportivo dove non c’erano tanti lampioni e ci passava poca gente. Lei era allegra ma dopo cominciò a rompere che era buio e voleva andare a casa. Insomma faceva un mucchio di storie che a Mirko rompevano i coglioni perché stava andando tutto liscio e si domandava che ci usciva a fare tutta in tiro se poi non si voleva divertire. Si vedeva che le piaceva e voleva farsi prendere, ma doveva tirarsela un po’ la troia.
Allora lui si avvicinò per baciarla, lei invece si scansò, diventò seria e fece per aprire la portiera. Ma lui fu più veloce e la bloccò, poi le saltò addosso e la stronza cominciò a strillare e agitarsi.
Quando lo prese sulle palle con il ginocchio l’incazzatura salì a manetta, le prese quella faccia di cazzo e la sbatté contro il finestrino.
“Così vediamo se col naso rotto te li levi sti cazzo di jeans. Dai urla, urla pure puttana. Se sapevo che ci avevi tutta sta voce ti mettevo subito una bottiglia in bocca così bevevi e tacevi!”
Non riusciva a strapparle i vestiti e il nervoso saliva sempre di più mentre lei si divincolava scalciando e tirandogli pugni sui fianchi.
In tutto quel casino pensò alla baionetta sotto il sedile. La cercò, ma gli venne in mente che l’aveva portata al bar quella sera e quindi per uscire con la rossa l’aveva messa dietro la schiena infilata nella cintura dei pantaloni.
Proprio mentre cercava di prenderla per infilarla sotto la gola della tipa e farla stare buona, lei gli cadde addosso con tutto il suo peso di “bonazza”.
Mirko la guardò. Non gli piaceva proprio per niente con tutto il trucco colato e il sangue esploso in faccia. “Ma che brutta storia, pensò, sta vacca mi sta imbrattando tutta la macchina, se non mi sbrigo a sbatterla fuori e andarmene, domani mi tocca lavare tutto. Tanto le serata è andata in merda, meglio tornare al bar dagli amici a bere e far casino.
A loro però gli dico che l’Amanda me la son fatta”.
Mentre pensava alle risate, tentò di muoversi e proprio in quel momento si rese conto che era completamente immobilizzato e tutto quel sangue non era della rossa, ma era il suo che gli usciva dalla bocca e lo stava sputando in faccia alla tipa perché la baionetta gli si era conficcata nella schiena e stava uscendo dalla pancia.
“Porcoggiuda, ma che cazzo succede, che cazzo hai fatto troia!” Voleva dirle prima di perdere i sensi mentre la sentiva urlare ancor più forte.

“Ciao Mirko, finalmente ti sei svegliato”.
“Che cazzo è successo Marta! Dove sono”.
“Tranquillo fratello, tranquillo. E’ successo che la scorsa settimana ci hai avuto un malore mentre accompagnavi a casa una ragazza. Avevi sul sedile la baionetta che ti s’è infilata nel culo. Ma adesso è tutto apposto ragazzì, sei salvo.
Ti devo solo dare due notizie, una buona e una cattiva.
Prima ti dico la cattiva: per lo spavento del tuo incidente annonno è morto d’infarto e abbiamo perso la sua pensione.
Quella buona è che tu rimani paralizzato ma c’abbiamo già la carrozzina che l’ha liberata annonno.
E io te l’ho tirata bella linda.
E ti danno pure la pensione d’invalidità anche attte. E te la danno pure più grossa perché tu sei così gggiovane, mentre lui era vecchio e c’aveva ancora poco da campà.
Così ci abbiamo il futuro assicurato fratè!”

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“La bambina surgelata”

 

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