LETTURE

Omaggio per gli amici lettori

Oggi vi regalo il racconto col quale ho vinto il premio speciale della giuria nel concorso letterario

...

 

IL VAMPIRO MUTANTE

La vineria era ormai in procinto di chiudere, Leda aveva congedato tutti i dipendenti, doveva soltanto fare i conti in cassa e abbassare la serranda perché la porta era già chiusa a chiave.
Purtroppo aveva fatto l’errore di tenere le insegne accese, quindi non si spaventò quando vide l’uomo vicino alla porta che bussava educatamente chiamandola per nome.
Le sembrava di conoscerlo perciò decise di farlo entrare, giusto per levarselo dai piedi in fretta e non essere scortese con un cliente abituale. Magari aveva bisogno di una buona bottiglia per fare la festa a una nuova conquista.
Quando aprì si trovò davanti un tipo assai consunto abbigliato in modo strano, con un’aria vagamente nota.
– Ma chi è quest’orfano, mi pare di averlo già visto ma non ricordo quando – Pensò, senza accorgersi che, forse, stava correndo qualche rischio avendo spalancato serenamente la porta.
Ma, prima che lei potesse fare un mossa, lui iniziò a parlare.
“Buonasera cara Leda, scusi il disturbo e l’ora tarda”.
“Posso sapere chi è lei e come sa il mio nome”.
“Pensavo mi avesse riconosciuto…è vero che ho perso l’inconfondibile classe che distingue la mia razza, ma non credevo fino a questo punto, e il suo nome, in quanto titolare di questo esercizio, è noto”.
“Senta, stavo per chiudere, anzi è già chiuso, mi dica in cosa posso esserle utile”.
“Qui sulla porta?”
“Scusi sa, ma credo che un minimo di prudenza…”
“Forse doveva usarla prima di aprire…”
“Va bene, allora si presenti per favore”.
“Sono Berengardo Ottavio di Vallescuropasso”.
“Vallescuropasso? E’ a pochi chilometri da qui. Comunque adesso ne so tanto come prima, vogliamo venire al sodo?”
“Sono un vampiro”.
“Un vampiro? Ecco perché ho ravvisato sembianze note, non la conosco ma ho visto parecchie rappresentazioni della sua razza, infatti quei due puntini ai lati della bocca sono i denti da vampiro, però sembrano un po’ malandati, me li aspettavo più vistosi…
Ma…non ha visto che l’insegna del bar rappresenta una croce, come mai non fa una piega?” Disse, senza pensare che fino a quel momento non credeva esistessero veramente queste leggendarie creature, ma a quell’ora e con un’intera giornata di lavoro sulla testa poteva giustificare ogni cosa.
“Sì….il crocefisso…le spiegherò, ma non è per questo motivo che sono qui.
Dal momento che sono stato – benché marginalmente – tirato in causa dai vostri discorsi per la festa di Halloween, vorrei darle qualche informazione utile per aggiornare le credenze popolari sui vampiri.
Sa…tutto cambia e si evolve, anche noi abbiamo dovuto adattarci al mutamento di usi e costumi squisitamente umani, dal momento che siete…eravate voi la nostra fonte di sostentamento”.
“Si spieghi meglio…”
“Dobbiamo rimanere sulla soglia? Le assicuro che sono più innocuo di un topo campagnolo”.
“Va bene, entri, si accomodi pure, mi lasci soltanto spegnere le insegne perché non vorrei arrivasse altra gente, non le chiedo se posso offrirle da bere perché sono anemica…”
“Ecco appunto, anche di questo che volevo parlare.
Prima di tutto la informo che il crocefisso ormai non ci fa più né caldo né freddo poiché, proprio a causa vostra, ha perso ogni potere.
In quanto alla nostra esigenza di nutrirci di sangue umano, è gradualmente caduta in disuso nel corso dell’ultimo secolo e la maggior parte di noi è morta di fame. Io sono uno dei rari esemplari rimasti in circolazione”.
“Oh bella! E come mai avete smesso di succhiare sangue lasciandovi morire di fame?”
“Per un motivo molto semplice: il sangue umano è diventato imbevibile e tossico per noi.
Il sapore è insopportabile, un’autentica schifezza! Ma, anche volendo ignorare il disgusto che procura il nostro antico cibo, è impossibile berlo per tutte le sostanze estranee che contiene. Non esiste essere umano immune da contaminazioni.
Il vostro sangue è il cibo più adulterato che esista al mondo.
Ci si trova di tutto: a partire da qualunque tipo di stupefacente, droghe sintetiche, psicofarmaci e farmaci di ogni categoria, ormoni, conservanti velenosissimi, anabolizzanti e integratori alimentari che spesso vengono assunti in quantità industriali, senza contare silicone, botulino, e altre invenzioni analoghe per modificare il vostro aspetto esteriore, sorvoliamo su quello che respirate e inevitabilmente intossica le vene.
Insomma, pur essendo immuni da tutte le malattie cui voi siete soggetti, bevendo l’ormai rivoltante liquido che vi scorre dentro noi vampiri ci riempivamo di pustole, piaghe e insopportabili infezioni che ci hanno costretto a digiunare sino alla morte”.
“Roba da matti…mai avrei creduto a un fatto del genere.
Senta ma…lei è sicuro di essere un vampiro? Non è che, durante la notte di Halloween, ha esagerato un po’ con i “festeggiamenti” e si è immedesimato troppo nel costume che aveva scelto? Non intendo offenderla neh…però, frequentando le discoteche, ho visto gente rimanere in giro per una settimana intera prima di ricordarsi la strada di casa”.
“Almeno fosse così…è invece proprio questa la triste realtà. Sono rimasto solo al mondo, ho perso amici e parenti e quei pochi di noi ancora in vita sono sparsi in paesi lontani”.
“E lei com’è riuscito a sopravvivere?”
“Come le stavo appunto spiegando prima, noi superstiti ci siamo adattati in vari modi.
Io sono stato salvato da un prevosto di campagna”.
“Nooooooo, questa non la bevo…daiiii mi sta prendendo in giro!”
“Le assicuro sulla mia nobile stirpe che è proprio così”.
“E com’è successo?”
“Una decina di anni fa, vagando per le campagne stremato e quasi in fin di vita, arrivai davanti ad una costruzione isolata avvolta nella nebbia, svenni proprio davanti a quella porta.
L’uomo che ci abitava, sentendo il tonfo, uscì e mi portò in casa pensando fossi un barbone finito lì per caso. Costatando le mie condizioni pietose mi distese sul divano e, dopo che mi fui ripreso, senza fare domande mi offrì del formaggio e una tazza di liquido rosso e caldo.
Senza pensarci un attimo, evitai il cibo e mi avventai sul liquido pensando fosse sangue, lo ingollai avidamente sino all’ultima goccia.
Immediatamente mi sentii meglio, lievemente intontito ma sollevato…quasi euforico, dopo qualche minuto mi addormentai come un infante sazio e soddisfatto.
Mi svegliai la mattina successiva, il vecchio era vicino a me e mi osservava senza parlare.
Mi porse una tazza di latte caldo. Ma io disorientato e in preda a sensazioni indecifrabili gli domandai dov’ero, che cosa facevo lì, e chi era lui”.
“Sono il prevosto di questa piccola frazione e questo è il retro della chiesa”.
“Una chiesa? Ommmmammmma, come mai sono ancora vivo?”
“Io ti ho rifocillato, probabilmente ti sei ripreso, ma perché dovresti essere morto? Volevi suicidarti”.
“N…no, no è che…è strano…”
“Strano cosa”.
“Niente, lasci stare – Dissi incapace di inventare qualunque spiegazione per le mie parole.
Insomma per farla breve: in quell’occasione mi accorsi di non possedere più le peculiari caratteristiche dei vampiri. Stavo dentro una chiesa senza subirne le tragiche e famose conseguenze, ero con un prete e non mi sentivo a disagio, era giorno e la luce non mi distruggeva, ma ancora non capivo come mi aveva “rifocillato”, quindi glielo chiesi”.
“Oh, niente di speciale – rispose lui – ieri sera quando ti ho visto così malconcio ho pensato di sfamarti, ma tu hai bevuto soltanto rifiutando il cibo, poi ti sei addormentato come un sasso”.
“E cosa mi ha fatto bere? – Chiesi incuriosito escludendo che potesse avermi dato del sangue”.
“Avevo appena preparato il vin brulé e tu ne hai bevuto una bella tazza colma e bollente”.
“Mi ha fatto bere il vinooooo?”
“Eeeee….sì, cosa c’è di strano, sei astemio per caso?”
“No, non lo so…risposi assalito da un’inquietante confusione mentale. Che cosa mi sta succedendo, mi domandai silente…
In seguito cominciai a cercare di darmi spiegazioni, la più logica è che per non estinguermi, come fanno tante specie di creature, mi stavo adattando ai cambiamenti.
E infatti non mi sbagliavo, sono un vampiro mutante che si è adattato a una nuova forma di nutrimento.
Perciò adesso la mia fonte di sostentamento è IL VINO!”

“Pazzesco!” Rispose Leda con occhi stralunati.
“Questo è tutto. Adesso che ho raccontato la mia storia passiamo al motivo per cui mi sono presentato a lei questa sera”.
“Certo però aspetti! – Disse Leda invitandolo ad avvicinarsi al banco – Ho bisogno di bere un buon bicchiere di vino, mi tiene compagnia?”
“Volentieri, facciamo un brindisi!”
“A cosa brindiamo?”
“Al mio nuovo mestiere”.
“Che sarebbe?”
“Il sommelier! So che ne state cercando uno…speciale”

©

Trovare il racconto in questo libro che naturalmente contiene anche tutti gli altri premiati quindi, se vi piace il genere, vale la pena di acquistarlo, costa 15€

Per acquistare il libro clicca la copertina
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14 thoughts on “Omaggio per gli amici lettori

      1. Non è un vitigno, anche se con i vitigni ha qualcosa a che fare.
        “Piria” è il nome che dalle mie parti si usa per “imbuto”. ‘Mbé, dirai te, e allora? Spiegazione: per per similitudine di funzionamento, una “piria” è anche colui (o colei, qua vige la parità assoluta) che lascia volentieri scorrere il vino nella sua gola, e senza mai riuscire a essere colmo. “Beone” è il temine che più si avvicina.
        Abbiamo varie definizioni, a seconda della tipologia di alcolici e del grado di assorbimento e tenuta.
        “Bevidor” chi beve forte, ma quasi esclusivamente vino.
        “Petesson” chi beve tutto quello che brucia, diluente compreso.
        “Bevandela” chi è incline a bere in ogni occasione, ma sempre con nonchalance
        “Piria” chi dimostra di esagerare in quantità e ma anche di reggere il colpo.
        “Imbriaghela” chi, pur sapendo di non reggere molto l’alcol, per motivi suoi insiste a bere.
        Soprassediamo sui vari stadi di ubriachezza.
        Per cui “vampiria”, da queste parti, si attaglia perfettamente.
        Aggiungo una piccola scenetta umoristica.
        Avevo sei anni e, come purtroppo capita, andavo in prima elementare.
        Sopra la lavagna c’era, in orizzontale, l’abbecedario, una striscia che cominciava con il disegno di un’ape e terminava con la figura di una zebra. Beh, a quei tempi si imparava così, si guardava la figura, se ne pronunciava il nome e quindi, in teoria, si collegava l’iniziale con la lettera scritta accanto alla figura.
        Quando toccò a me dimostrai subito che avevo compreso perfettamente il meccanismo. A, ape, B, bandiera, C, ciliegie, D, dadi, E, elefante, G, gatto, I, piria…
        Che scemo!

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  1. Dance of ants compiling sawdust, compels us to
    Trample, mow, flee to the inviting woods. Our short
    Caravan meanders, leans against boulder, attached lichen here
    Crash down on leaves and rocks waiting for dark,
    Bare stars, glowing mosses, a second light show that
    Regales millipedes, azaleas, forsythia. Outdoor sounds
    Jar us awake, it’s 2am, we rise in dew-sparkled clothes,
    Veering through trees, over rotten wood and rock holes, a deer
    Kicks a whip, or jumps, startled by late-night intruders mistaken
    For hunters. You can’t know it now, but this night marks the
    Epicenter of your youth, from which all events will emanate
    Without outward boundary, but in three hundred sixty
    Degrees. Bound into it all, bring that screwgee low and inside.

    First Letters represent those in attendance 11/13/2015:

    Dave Manning
    Tom Hines
    Clark Holtzman
    Conrad newman
    Bennett Myers
    Robert Katrin
    Johnette
    Vanessa Vendola,
    Kitty Bergel
    Frank Doonan
    Elio Soldi
    Will Hubband
    Doug Stuber

    *A Screwgee is a reverse curve ball thrown in baseball that spins in toward right handed batters from a right handed pitcher.

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