ARTE · Musica · Opinione

IL VOLO

Accendo la tv solo la sera dopo cena e talvolta, zappingando, m’addormento tra gli angoscianti tormentoni dei canali Rai o Mediaset.
Come ho già ribadito più volte amo la musica in tutte le sue forme pertanto, se mi capita d’imbattermi in programmi dedicati a quest’arte, registro metto da parte e me li godo fino in fondo quando mi pare a piace.
Un paio di settimane fa, per sfuggire ai vari totopresidente e isole disperate, mi sono gustata lo splendore di voci eccellenti in un servizio (su SkyArteHD) interamente dedicato ai tre ragazzi de “Il Volo” che già conoscevo in modo superficiale.

Ora l’Italia impara (speriamo) a conoscerli perché cantano al festival di Sanremo, mentre boy band straniere di dubbio talento imperversano da anni nel nostro paese portandosi a casa il tutto esaurito sia nei concerti sia nelle vendite dei dischi; ma, se ci può stare che orde di ragazzine infoiate si immolino ai piedi di gente dalle belle facce come One Direction o Justin Bieber, (lo abbiamo fatto tutti fin dai tempi dei Beatles), non è bello vedere le nostre eccellenze sempre obbligate ad andare all’estero per ottenere riconoscimenti che dovrebbero avere innanzitutto dalla loro terra.
Almeno nella musica, arte tutta da godere e non da subire, ci si aspetta che le approvazioni da parte degli addetti ai lavori (discografici, critici musicali ecc.) arrivino non solo per mero e spudorato business, soprattutto quando si tratta di giovanissimi carichi di talento, dedizione ed energia, disposti a sacrificare l’età più bella per seguire la vocazione che anima il loro spirito. Verosimilmente le caratteristiche del trio in questione porterà guadagni anche in Italia, giacché in America sono apprezzati e osannati da artisti del calibro di Barbra Streisand che li ha voluti nel suo show. Quindi sarebbe lecito domandarci perché questi ragazzi debbano fare il giro del globo prima di essere accettati da noi.
Non si parla di ricercatori, geni, o studiosi di varie scienze che, proponendo progetti costosi e tutti da scoprire, chiedono finanziamenti per lunghe e annose sperimentazioni senza garanzia di risultato, nel caso dei ragazzi de “Il Volo” è abbastanza facile presagire il successo per dare lustro alla nostra musica ed esportarla, anziché fare il contrario.

A “Il Volo” auguro soltanto che il tritacarne dello showbiz americano non trasformi le nostre succulente e fresche bistecche in carne macinata di bassa macellazione.

😀

13 thoughts on “IL VOLO

  1. Pingback: IL VOLO | My3Place
    1. Capisco Monica, non è neppure il mio gusto (figurati che io amo la musica punk) però sto parlando di talento non di gusto. Bocelli quando è arrivato Sanremo aveva già una carriera avviata nella lirica e la musica leggera è stata una scelta successiva.

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  2. Beh, a onor del vero Il volo è stato apprezzato da tempo anche in Italia, ultimamente hanno anche fatto un concerto in Senato – mi sembra – o dintorni (sì, dopo essere stati all’estero), ma li conoscevo e apprezzavo da prima. la speranza – ultima dea – che non si facciano contaminare dal successo, speriamo proprio, appunto, che sia l’ultima a morire. 😉

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    1. Sì, immagino che tu li conosca da tempo, ma sei appassionata e anche insegnante di musica pertanto ti è sicuramente giunta voce del loro successo in anteprima. Io intendo, come dici bene tu, che prima di essere riconosciuti in Italia han dovuto farsi un gran bel giro del mondo. 🙂

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  3. Premetto che amo soprattutto la grande musica, senza pormi limiti: l’importante è la qualità. “Il volo” non sono purtroppo i soli che faticano ad affermarsi in Italia, che, purtroppo, non manca di ottusità e di una certa accidia. Sono bravi, certo non sono Pavarotti, che con “mamma”, con Henry Mancini per l’orchestra, ha portato questo brano a una esclusività tutta italiana. La versione de “Il volo” è gradevole, seppur tradotta in un ambito più pop. Poi, come altri hanno fatto notare, c’è anche Bocelli, che è nato prima come tenore, nella musica lirica, e che poi, come Pavarotti, ha dato anche notevoli contributi alla musica leggera. Va da sé che l’estensione vocale di Pavarotti in primis e di Bocelli (considerato il suo erede artistico) è ben altra cosa. La versione di Pavarotti poi è insuperabile per chiunque. Granada è poi un brano difficilissimo, un brano per un tenore con una voce immensa. In ogni caso, Il volo fanno delle loro interpretazioni, non sono male ma sono altra cosa, musica leggera, mainstream.

    giuseppe

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      1. Sono giovani, è vero. Ma già Pavarotti, alla loro età, aveva una estensione vocale da panico, già era sul palco dei grandi teatri lirici. Questo perché la voce è un dono di natura. Neanche Bocelli è al livello di Pavarotti. I più grandi tenori sono stati Caruso e Pavarotti. Ma non dimentichiamo Beniamino Gigli, né Carlo Bergonzi, Tito Schipa, Mario Lanza, Franco Corelli, Giuseppe Di Stefano… Questi nomi solo per dire di alcuni grandi tenori, anche se la lista sarebbe molto molto più lunga. Né va dimenticato Claudio Villa, che seppur versato nella musica leggera, un mezzo tenore.

        In ogni caso IL volo non è un gruppo che oggi non venga trascurato. Certo, potranno migliorare, nella tecnica e nella passionalità: ma l’estensione vocale, quella o ce l’hai o non ce l’hai.

        Be’, avrai capito che sono un melomane.

        Buona giornata e buon San Valentino

        giuseppe

        P.S.: De “Il volo” è appena uscita la Platinum Collection. Per una fan qual tu sei, un simile cofanetto non può mancare nella tua collezione di dischi. 😉

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      2. Noooo, non sono una fan de “Il Volo”, non amo questo genere di musica. Voglio solo sottolineare il loro impegno che dovrebbe essere premiato. Tutto qui.
        Ho trovato una versione di Granada cantata da Claudio Villa, ed ho apprezzato molto la sua voce.
        Vedi Giuseppe, io apprezzo la bravura, il talento e soprattutto l’impegno ma di questa corrente musicale conosco soltanto i grandi nomi, Bocelli Caruso Pavarotti, ma li ho ascoltati ed apprezzati solo occasionalmente e casualmente. Del resto io ho un cuore punk che è esattamente il contrario del bel canto ma, si sa: Al cuor non si comanda! 😀

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    1. D’accordissimo sulla differenza fra Pavarotti e Bocelli. Ma sai, dove non pote’ l’amor pote’ il digiuno… voglio dire che dove non arrivava la voce è arrivato l’esercizio e la forza di volontà. Mah, forse mi son capita da sola. Ma sai, sarà che Laiatico è a un tiro di schioppo da Pontedera e conosco i mi’ polli… Ho capito, un m’ha capito nessuno! 😉

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      1. Di Granada ho trovato almeno 15 versioni con altrettante voci differenti dai bambini d’età scolare sino ai grandi tenori. Non sono in grado di fare classifiche su tecnica ed estensione vocale (benché alcune siano più che evidenti), al massimo posso esprimere giudizi di gradimento personale. In ogni caso il mio post parla solo ed esclusivamente delle possibilità o non possibilità che hanno gli artisti per farsi conoscere.

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