EVAP-I-RATA (Evapirata) · LETTURE

COLAZIONE ALL’ALBA (Versione N.)

Qualcuno, probabilmente, avrà notato che negli ultimi post sono in vena di autocelebrazioni.

Oggi continuo su questa linea proponendo un racconto tratto dal libro “Storie di un illustratore di coriandoli”.

Si tratta di un racconto narrato da due punti di vista differenti, qui vi presento il primo.

COLAZIONE ALL’ALBA (Versione N)

“Aveva già consumato, col pensiero, chili di sapone per la corda che avrebbe usato mettendo in pratica i suoi ricorrenti propositi di suicidio.
Tornando a casa quella sera aveva visto, straziato in mezzo alla strada, il corpo senza vita di un protagonista del suo fantasioso romanzo.
Da qualche tempo la sua segreteria telefonica non le riferiva più messaggi interessanti. Era delusa, demotivata ed aveva esaurito tutte le storie da raccontarsi per convincersi a restare in vita.
Varcata la soglia del suo appartamento – stanchissima ma senza sonno – si affacciò alla finestra per osservare la luna piena. Pensò allora di regalare un’altra opportunità all’ottimismo, proprio come aveva fatto la mattina mettendo gli occhiali con lenti scure, anziché prendere l’ombrello, per incoraggiare un raggio di sole che sbucava tra le nubi; tentativo riuscito perché il cielo si era rasserenato.
Uscì di nuovo e salì in cima alla collina dietro casa; si stese sul prato coperto di erba umida, con le ginocchia piegate e le mani unite sotto la testa.
Il cielo sembrava così vicino da inghiottirla e la luce della luna impediva alla notte di nascondere il paesaggio circostante.

...

Starsene in quel luogo così tranquillo a godersi in pace i suoni ed i profumi dell’estate, le ridavano un po’ di quella serenità che gli avvenimenti degli ultimi mesi le avevano fatto dimenticare.
Stava quasi per appisolarsi quando sentì qualcosa di umido sfiorarle la fronte.
Pensò all’erba mossa dal vento leggero, ma subito scartò l’idea perché la carezza era tiepida; aprì gli occhi e vide sopra la sua testa un naso che la stava fiutando. Cercò di capire se a quel naso era attaccato qualcosa di pericoloso e, fidandosi del proprio istinto che le suggeriva di non avere paura, sollevò lentamente il busto. Poté così vedere accanto sé un bel lupo che, con occhi attenti, la osservava a sua volta.
Come se fosse la cosa più naturale del mondo il lupo disse: “Bentrovata cara amica, è una splendida serata per starsene all’aperto”.
“Buo…buonasera. Ma…ma tu, tu hai p…già…sì è proprio una splendida serata…
…Pazzesco! – pensò Natti – sta succedendo quello che ho sempre sognato: sto parlando con un lupo”.
Infatti lei aveva l’abitudine di inventare e scrivere storie in cui erano protagonisti gli animali, soprattutto quelli selvatici, abitudine assunta non in età infantile – in quanto a quell’epoca era impegnata ad osservare gli adulti della sua stessa specie – bensì nell’adolescenza, ossia nel periodo in cui aveva conosciuto meglio il mondo “dei grandi” e ne era rimasta delusa.
Il lupo si allontanò da lei di pochi metri, poi volse il capo guardandola per invitarla a seguirlo.

Lupus in favola
Lupus in favola

Natti si alzò velocemente e, insieme con l’animale, entrò nel bosco di rovere e acacia situato sul lato destro del prato. Il bosco non era molto grande, ma abbastanza fitto per potersi permettere quel piglio misterioso e un po’ fiabesco da suggerire segreti che un bambino ricco di immaginazione avrebbe sognato di conoscere, essendo privo dei condizionamenti dettati dalla “ragione” che strappa tante penne alle ali della fantasia.
Natti aveva conservato integra quella peculiarità fanciullesca, anzi l’età della ragione l’aveva aiutata a renderla più raffinata e le aveva insegnato ad usarla come rifugio nei momenti di disagio mentale. Quindi per nulla al mondo avrebbe rinunciato a seguire il lupo, neppure se avesse sospettato di diventare la sua cena al chiaro di luna.
I primi passi tra gli alberi e i cespugli le confermarono ulteriormente che quella vicenda era straordinariamente infarcita di magia ma, nel contempo, tanto reale da farle cogliere tutte le varietà di brivido che il suo corpo sapeva riconoscere: paura, ansia, eccitazione, curiosità; insomma tutte le sentiva, tutte insieme, ed erano sensazioni davvero inebrianti che si accentuarono nel momento in cui un topo quercino si affiancò a loro guidandoli verso un piccolo sentiero che portava al centro del bosco.

Quercino
Quercino

Conosceva bene quel cammino coperto di foglie e radici perché tante volte l’aveva seguito per cercare funghi, fragoline, o per una semplice passeggiata. Sapeva che la stradina conduceva ad una minuscola radura con al centro un tronco reciso che sembrava messo apposta per fungere da sedile. Perciò non si meravigliò oltre misura intuendo, illuminata dalla luce lunare cui i rami permettevano l’ingresso, una figura seduta proprio su quello scranno.

Man mano che si avvicinava l’immagine diventava più nitida e, quando fu vicina ad essa, vide una vecchia malandata e un po’ sbilenca che, alzando il viso, le sorrise mostrando un unico dente che sporgeva trionfante al centro del labbro inferiore.
“Ciao Natti” esordì “sono proprio curiosa di sapere se ti ricordi di me”.
“Beh…io dovrei, dovrei pensarci…forse non…” balbettò la ragazza mentre notava che i due animali si erano accomodati uno in grembo e l’altro ai piedi della vecchia.
Fu proprio quella scena a scatenare in lei un sorta di folgorazione, come se una scarica elettrica avesse improvvisamente abbattuto il muro dell’oblio che per tanti anni aveva nascosto alcuni ricordi d’infanzia. Infatti, come l’avesse vista il giorno prima, Natti ricordò con esattezza chi era la donna e quando aveva già vissuto un’analoga situazione.

“Sì, sì…so chi sei, ora ricordo, non ho dubbi. Tu sei Gemma, la vecchia Gemma, con il topo sulle gambe e il cane vicino ai piedi. Proprio come allora, come quando ero piccola.
Rammento che vivevi nella casa dipinta di giallo in fondo alla via dove abitavo.
Tutti ti evitavano perché incutevi timore e dicevano facessi il malocchio, invece eri solo una poveretta che pensava ai fatti suoi e non disturbava nessuno.

Gemma
Gemma

Ma…come è possibile, sei identica, non sei per nulla cambiata. Ricordo che eri già anziana a quell’epoca…adesso dovresti essere ultracentenaria.
Anzi, non dovresti esistere più!
Oh, scusa io non volevo offenderti…è che…beh, capisci …tutto quello che sta succedendo mi…sì insomma sono un po’ confusa.
Uffa! Non capisco più niente, il lupo, il topo, la nonna Gemma.
Sto per caso sognando?” Chiese Natti.
“Nonna Gemma, hai detto proprio nonna Gemma…istintivamente hai ripetuto ciò che dicevi quando venivi a trovarmi. Infatti eri l’unica bambina che non mi temeva e mi chiamava nonna Gemma, anziché Gemma la strega.
Ricorderai che mi aiutavi ad annaffiare l’orto ed io ti regalavo le fragole”.
“Sì, sì…e mi permettevi di tastare il tuo dente…
Mi incuriosiva tantissimo quell’unico rudere che avevi in bocca! Io non avevo paura di te, anzi mi affascinavi. Mi piaceva sentirti parlare, raccontare…stavo, mi sentivo serena e tranquilla.
Anche la mamma ti rispettava e mi lasciava volentieri in tua compagnia.
Ma ora voglio sapere, devi dirmi che cosa sta succedendo questa notte. Com’è possibile che tu sia qui?
Il lupo che somiglia al cane col quale parlavi…il lupo che parla con me…e il topo che ci ha condotti qui.
Nonna Gemma, cosa significa tutto questo?”
“Hei, calma. Vuoi sapere troppe cose..
Comincerò spiegandoti perché sono qui, e lo farò con una domanda: ricordi per quale motivo mi chiamavi nonna Gemma?
“Certo che ricordo”, disse Natti sorridendo, “io non ho mai conosciuto nessuno dei miei nonni; ne avrei voluto almeno uno, come tutti i miei amici. Tu, a dispetto dell’apparenza burbera, eri buona ed affettuosa, perciò ti scelsi, perché sentivo che mi amavi. Mi regalavi i dolci, i frutti del tuo orto e poi mi raccontavi tante storie e cantavi sempre una ninna nanna, una soave ninna nanna. Quella che avrei voluto sentire dai miei nonni.
Tu sai quanto è importante per un bambino avere una nonna che lo culli, lo accarezzi e canti una filastrocca per acquietarlo e dargli serenità. Sai quanto è importante una presenza rassicurante che emana saggezza”.
“Certo. Sono qui per questo: per cantare una ninna nanna a tutti i bambini rimasti senza nonni.
Canto una ninna nanna per chiunque abbia voglia di sentirla e non trova nessuno disposto a farlo”.
“Nonna è meraviglioso incontrarti, qui nel mio bosco, in un momento difficile come questo. Tu non sai quanto sentivo il bisogno di una persona amica, di qualcuno che mi rincuorasse, che mi aiutasse a trovare la forza per andare avanti.
Rivederti è un regalo inatteso. Anche se non capisco come puoi essere qui, sento che sei tornata per darmi coraggio, per ritrovare ciò che credevo perduto, per ritrovarmi.
Nonna Gemma canta una ninna nanna, cantala per me, come quando ero piccola, cantala ancora ti prego”.
“La canteremo insieme Natti, ora puoi farlo. Coraggio comincia tu”.
“Ma io non so cosa cantare”.
“Canta per qualcuno che ami, pensa a chi puoi far felice, a chi soffre più di te, a chi ha bisogno di te…pensa a chi sente la tua mancanza…”
“Posso cominciare con una nenia che canto quando sono triste…
Ninna nanna…”, cominciò Natti con un filo di voce, timidamente. “Ninna nanna…”

Avete tappi per leorecchie?
Avete tappi per le orecchie?

Mentre cantava, tanti piccoli punti luminosi si radunarono tutt’intorno, accendendosi e spegnendosi, inventando una danza festosa che sembrava prendersi gioco del buio e dei cupi pensieri che la rattristavano.
“Ohhh, lucciole, sono lucciole”, pensò meditando su quella visione, “da molto tempo non ne scorgevo tante tutte insieme. Che bello poterle vedere.
Ehi, ma ci sono anche i grilli! Senti come cantano.
Che bello poterli sentire. Quasi avevo dimenticato la gioia che danno questi piccoli amici…e sono qui per me, per farmi felice…
Che fortuna poter godere di questi doni, e non solo questi. Ci sono i colori, I colori dei fiori, del cielo…che cambiano e si trasformano continuamente regalandomi sempre nuove emozioni.
C’è la musica…che bello ascoltare la musica. E’ deliziosa la melodia di una bella canzone, piacevole come le parole di amici sinceri…
Eh sì, ci sono tante cose di cui posso godere…e poi, forse…c’è qualcuno che ha bisogno di me…
Sì, non è poi così malaccio essere qui…il cielo, il sole, gli amici, gli animali…
Massì nonna, forse hai ragione tu, val la pena di restare. Anche per cantare soltanto una ninna nanna”.
La vecchia modulava la filastrocca dei sogni e, al suono dolce della voce, Natti si addormentò languidamente con la testa appoggiata sul soffice petto del lupo.
Il cinguettio insistente dei passeri mattinieri destarono la nostra amica che subito cercò con lo sguardo gli altri protagonisti di quella notte.
Nonna Gemma non c’era più, al posto del lupo e del topo quercino c’erano due fagottini di foglie.
I primi raggi di sole filtravano attraverso i rami degli alberi, Natti si alzò da terra, dopo essersi sgranchita braccia e gambe si avviò verso il viottolo per uscire dal bosco. Sentiva un grande quiete dentro di sé e la sua mente era libera da pensieri e preoccupazioni.
Quando fu nuovamente sul prato dove era passata poche ore prima, si sedette per assaporare la delicata carezza dell’alba. Aprì i cartocci che rivelarono il loro contenuto: il cibo frugale raccolto dal quercino. Mentre il sole dipingeva il paesaggio con i colori del mattino, cominciò a mangiare le bacche e i piccoli frutti colorati dei cespugli selvatici.
Era una colazione povera e semplice, consumata all’alba di un giorno profumato di serenità e rinnovata fiducia.
Camminando verso casa pensava di aver ancora qualche motivo per vivere, proprio come le aveva fatto capire l’esperienza vissuta quella notte…o forse l’aveva sognata?
Chissà, ma poco importava. Fantasia o realtà, quella storia bizzarra, dono di una notte di luna piena, le aveva ridato la gioia di esserci.
Passando sotto il balcone di casa notò che i fiorellini erano sbocciati dalle sue piantine.

...

Salì di corsa le scale, entrò e, senza nemmeno cambiarsi d’abito, infilò in un sacchetto colorato un barattolo di marmellata, lo adornò con i fiorellini e un bel fiocco, poi uscì di nuovo per recarsi da sua madre.”

Se avete piacere di leggere “Colaziona all’alba” (Versione L) potete farlo cercandolo sul libro “Storie di un illustratore di coriandoli” che trovate cliccando sulla copertina che vedete qui sotto.

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Grazie per la preziosa attenzione che mi riservate

😀

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