Lifestyle

Da un amico lontano

La parte più bella di certi social network sta nel poter trovare spesso, senza disturbare o turbare, amici lontani che vedo solo attraverso il monitor.

Osservo pezzi della loro vita, vedo che cosa fanno, come pensano e ciò che amano.

Sul web è facile prendere abbagli, ormai lo sappiamo, ma è anche facile esporre senza troppe remore né timidezze idee, interessi e umori che altrove rimarrebbero in disparte.

Spesso mi sento particolarmente vicina a un amico che vive ad Asunciòn che oggi ha postato l’immagine pubblicata da Pro Cosara con questo commento:

Habla por sí sola

E io la condivido. Grazie a Carlo e a Pro Cosara
E io la condivido. Grazie a Carlo e a Pro Cosara

4 thoughts on “Da un amico lontano

  1. L’immagine è suggestiva, ma si presta a interpretazioni opposte (forse sta proprio lì il suo valore).
    Cosa stanno facendo quelle persone?

    Risposta 1 – Si stanno staccando dalle loro radici, le quali possono rappresentare la cultura, i legami con la natura, la memoria storica, i rapporti personali non mediati, le esperienze di vita, la parte vitale ma non appariscente, in pratica, se fossero alberi, si tratterebbe di un suicidio.
    Tutto depone a favore di questa interpretazione: il crudo bianco e nero, la violenza del gesto, l’assenza totale di espressioni, la quasi sincronia dell’atto, come se non di individui sui trattasse ma di esseri eterodiretti, trasformati in ottusi esecutori di un ordine subliminale.

    Risposta 2 – Si stanno staccando dalle loro radici, le quali possono essere le convenzioni, le paure inculcate fin dalla tenera età, le credenze fallaci, gli interessi di parte, la sudditanza a modelli imposti, la parte oscura e primitiva, in pratica, se fossero alberi, vorrebbero smettere di esserlo e si tratterebbe di una liberazione.
    Tutto depone a favore di questa interpretazione: il bianco dello spazio e il nero del loro stato attuale, la determinazione del gesto, l’assenza di espressioni ancora non diversificate, la quasi sincronia dell’atto tipica del moto rivoluzionario, come se non di alberi sui trattasse ma di esseri che non vogliono più rimanere eterodiretti, non vogliono più essere ottusi interpreti di un supposto ordine naturale delle cose.

    A quale delle due ipotesi va la mia preferenza?
    Ti lascio indovinare, ma ti dò un indizio…

    Gli alberi – F. Kafka – 1905
    Perché siamo come tronchi nella neve. Apparentemente vi sono appoggiati, lisci, sopra, e con una minima scossa si dovrebbe poterli spingere da una parte. No, non si può, perché sono legati, solidamente al terreno. Ma guarda, anche questa è solo una apparenza.

    😉

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    1. La complessa semplicità di questa immagine si presta a diverse interpretazioni, è vero. Apposta ho indicato la fonte dalla quale poter trarre le conclusioni a cui intende portare chi l’ha così magistralmente disegnata.
      In o gni caso, è bello che faccia scattare nella mente pensieri e considerazioni di varia natura.
      Come sempre i tuoi commenti sono spettacolari.
      Mi piace vederti in forma! :-*

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