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AVEVO UN GATTO NERO

Tanto tempo fa avevo un gatto nero.
Un meraviglioso gatto nero, ricco di tutto il mistero che deve portarsi dentro un gatto nero.
Talmente ricco di mistero che non mi confidò mai il suo nome.
Così io lo chiamai semplicemente Micionero.
Micionero aveva più carisma di un asceta terreno.
Guardava la terra e gli umani come se sapesse già tutto del mondo e di qualunque umano avesse davanti.
La terra lo amava, gli umani lo temevano. Alcuni lo rispettavano pur temendolo, qualcuno lo ammirava, tanti lo detestavano perché sapevano che lui sapeva. Tutto, di loro. I loro peccati soprattutto. Erano talmente spaventati dalla sua presenza che non osavano passare quando era seduto in meditazione. Lui ignorava tutti, camminava senza disturbare, eppure turbava.
Con me si comportava come un angelo custode, mi proteggeva silenzioso. Quando avvertiva rumori inconsueti, o estranei al nostro vivere, si poneva subito in guardia come un cane addestrato e finché non sentiva passare l’eventuale pericolo rimaneva di vedetta pronto a difendere casa e famiglia. Casa e famiglia che lui aveva scelto per starsene in pace a meditare.
Purtroppo come tutti i gatti neri, e non soltanto loro, aveva una grande nemica: l’ignoranza.
L’ignoranza fece sì che più volte qualcuno attentasse alla sua vita senza centrare l’obiettivo. Il cappio di ramino messo alla finestra della cantina dove lui era solito passare, rimase inutilmente esposto finché il suo ideatore non si ferì una mano scoprendosi da solo.
Il veleno messo nei bocconi offerti a lui rischiarono di ammazzare il cane del vicino giunto appena in tempo a bloccare l’animale che li stava ingoiando golosamente.
I segni delle bastonate prese di striscio mentre fuggiva da un baldo cacciatore che abitava nei paraggi, mi fecero capire che Micionero era in serio pericolo, ma quando glielo dissi lui rispose a modo suo che nessuno sfugge al proprio destino.
Micionero era una creatura veramente speciale, e come tutte le creature speciali non voleva lasciare tracce di sé. Infatti non riuscii mai a impressionare una pellicola con la sua immagine, di lui non esistono fotografie.
Un giorno di gennaio Micionero sparì. Lo cercammo per un po’ di tempo, soprattutto nei luoghi dove i suoi nemici mettevano le trappole per farlo fuori, ma lui sembrava dissolto nel nulla. Rassegnati pensammo che avesse deciso di cambiare casa, o territorio, per portare a termine qualche missione particolare.
Intanto cominciava a nevicare, ne venne tanta quell’anno e un gatto nero non sarebbe passato inosservato nei campi intorno casa nostra.
Dopo tre settimane, di neve e gelo, un ragazzo venne a chiamarci dicendo che in un fosso sulla strada che portava fuori dal paese c’era una cane nero che somigliava al nostro gatto.
Col cuore in gola andammo di corsa nel luogo indicato.
Trovammo Micionero. Così, rigido come un baccalà lungo e disteso, sembrava grosso come un cane.
Era morto, aveva un buco nella pancia. Un buco fatto con un’arma da fuoco, probabilmente un fucile. Una fucilata sparata attraverso il sacco di iuta che lo teneva prigioniero.
Ecco che cosa era successo: qualcuno lo aveva preso, imprigionato dentro un sacco per portarlo lontano da casa e potergli sparare senza dargli la possibilità di fuggire né nuocere.
Bel coraggio eh…
Nonostante ciò lui riuscì a percorrere un po’ di strada per tornare da noi, infatti pareva proprio essersi trascinato per un bel pezzo con ancora addosso il sacco-mattatoio. Ma era troppo grande la ferita, così grande da fargli consumare tutte le vite rimanenti.
Io e il mio compagno lo prendemmo, rigido e ghiacciato com’era, e lo andammo a seppellire lungo il sentiero che porta al torrente dietro casa vicino alla fontanella delle rose.

...

12 thoughts on “AVEVO UN GATTO NERO

  1. Non era ignoranza: è cattiveria pura. Chi ha fatto una cosa del genere è un vigliacco senza speranza di redenzione. E’ un puntino su una cacca di cane. E magari di gatto. Micionero è in Paradiso, ma chi gli ha fatto questo non ci andrà mai.

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