Humour

Oggi sono mi sento magnanima

Ho deciso di regalare uno dei miei “incontri improbabili”.

E, volendo essere anche sincera, ammetto di non sapere se l’ho già pubblicato su qualche mio libro.

Forse sì, forse no. Dovrei controllare, ma non ho voglia di leggere i miei libri.

E, andando oltre la sincerità, dichiaro pure che pubblico un “incontro” perché tutti i post che ho scritto sono talmente stucchevoli da allontanare anche me come seguace del mio blog. Perciò sto tra il serio e il faceto ed elargisco questa perla di delirante “già scritto”. 

 

Incontri improbabili n. 17

– BARACK OBAMA: Attuale Presidente degli Stati Uniti D’America
– LA POLTRONA N. 17 di un aereo speciale

“Signor Presidente per ragioni di sicurezza è meglio che l’Air Force One viaggi senza di Lei.
Venga è pronto un altro aereo totalmente anonimo che La porterà a destinazione”.
Disse l’agente speciale Simpson accompagnando gentilmente Mr. Obama verso un hangar secondario.
L’aereo che aspettava il Presidente non era uno dei due Boeing 747-200, ma aveva comunque tutte le modifiche di sicurezza designate dall’USAF, perciò l’uomo più importante del mondo era adeguatamente protetto, come richiedeva il suo ruolo.
“S’accomodi Presidente, lo staff viaggerà su un altro mezzo, prema il pulsante rosso per qualunque necessità, qui potrà riposare tranquillo nessuno la disturberà”.
Obama osservò per un breve istante il confortevole spazio a lui riservato, aveva bisogno di riposare e meditare, perciò non gli spiacque restare solo, contrariamente a quanto succedeva di solito.
Appena l’agente Simpson chiuse la porta una voce femminile amabile e suadente lo invitò a sedersi sull’unica poltrona disponibile.
“Grazie, rispose lui, posso sapere chi parla?”
“Sono io Signor Presidente, la poltrona numero 17 di questo aereo”.
“Non avevo notato il numero, credevo che non esistesse la poltrona n. 17 sugli aerei, ma la 16 bis”.
“Questo è un aereo speciale Signor Presidente…”
“Già, me lo hanno detto”.
“E’ possibile avere altre informazioni? Gradirei conoscere il motivo delle variazione apportate a questo viaggio. C’è qualche programma, rischio, o piano che io non posso conoscere?
Sono il Presidente, pensavo non ci fossero segreti per me”.
“Non tema Presidente, nessun segreto, né piano, né pericolo – continuò la voce proveniente dalla poltrona – queste eccezioni fanno parte integrante del viaggio e Le verranno chiarite strada facendo”.
“Bene, mi accomodo e l’ascolto, visto che non posso invitarla a bene qualcosa con me”.
“Comincio ad esporre come si svolgerà questa missione. Si tratta di un viaggio che La porterà a sorvolare il mondo per dare un’occhiata generale al pianeta, senza nessun assistente, consigliere o persona che possa influenzare in alcun modo i Suoi pensieri.
Ci sarò soltanto io e risponderò a qualunque domanda”.
“Ma lei è comunque una persona che può deviare i miei pensieri”.
“No Presidente, io sono la poltrona numero 17. E basta!”
“Potrei considerare questo viaggio come una sorpresa, un regalo per il mio insediamento, se non addirittura un rapimento?…” Chiese tranquillo Obama.
“Niente di tutto questo, le ripeto che può stare tranquillo. E’ un viaggio…diciamo illustrativo”.
“Illustrativo?”
“Sì, come le ho detto prima: le illustrerò il pianeta terra.”
“A quale scopo?”
“Sarà Lei a deciderlo”.

L’aereo sorvolava a bassa quota i territori e Obama chiese se non fosse pericoloso. 17 rispose tranquilla che non c’erano rischi poiché quel mezzo non era visibile né rilevabile e seguiva una rotta esclusiva.
Iniziarono a percorrere i continenti partendo dall’America del nord con le sue città più o meno importanti strozzate da inquinamento traffico stupri rapine sparatorie poca serenità e tanta disperazione, e il Sud America di cui poteva osservare miserie e colori.
Poi l’Africa, l’Asia, l’Europa, l’Oceania. Tutte le meraviglie e le brutture del mondo si dispiegavano sotto gli occhi dell’uomo più importante tra tutti i capi di stato.
Niente di nuovo, conosceva perfettamente la situazione planetaria, ma vedere dal vivo e a distanza ravvicinata umani e animali, tesori naturali e fondamentali per la sopravvivenza di tutti, morire ed estinguersi tra sofferenze, genocidi, guerre e disastri ecologici lo commosse ben più di quando leggeva i devastanti rapporti scritti che gli venivano sottoposti ogni giorno.
Ancora vive e ben visibili erano le conseguenze del maremoto alle Maldive, gli inutili test nucleari a Mururoa soprannominata il cimitero francese, le invasioni ancor oggi “barbariche” di paesi dominanti per la conquista di piccoli territori, tutte le grandi o enormi tragedie che affliggevano il nostro generoso pianeta.
Sorvolando l’Afghanistan Barak osservò con particolare interesse e, a commento del paesaggio particolarmente aspro, si chiese dove poteva trovarsi – ammesso che fosse ancora vivo – il feroce Oussama Bin Laden.
17 con pacatezza disse: “Dovrebbe saperlo Signor Presidente, non credo sia un segreto per lei. Mister Bin Laden è in “buon ritiro” in una località segreta della Florida insieme col socio d’affari internazionali George W. Bush. Dopo la collaborazione per lo smantellamento delle torri gemelle sono diventati ottimi amici”.
Obama rimase in silenzio mentre l’aereo di dirigeva verso i paesi nordici, osservò con interesse le notevoli masse di ghiacci che si allontanavano dal Circolo Polare Artico come zattere alla deriva verso l’annullamento totale.
Poi la rotta verso la Groenlandia, il Canada ed ecco lo stato di New York.
Il viaggio stava quasi finendo vedeva infatti approssimarsi la città di Washington e la Casa Bianca.
L’uomo era immerso in mille pensieri, sconcertato e stupito da quel giro del mondo imprevisto, ma ancor più dal modo in cui lo aveva fatto.
Persa la nozione del tempo, non capiva se erano passate ore, minuti o giorni se era sveglio o stava sognando.
Certo non poteva essere una messinscena, poiché non ne capiva lo scopo, né tanto meno uno scherzo. Forse un rapimento…ma allora perché tornare a casa?
Che cosa stava succedendo?
Si rasserenò lievemente pensando che di lì a poco avrebbe ottenuto le agognate risposte, e finalmente sarebbe uscito da quel contesto surreale e inquietante.
Vide dal finestrino che il velivolo non si stava dirigendo verso l’aeroporto di partenza.
Pensò che l’atterraggio sarebbe avvenuto in una località segreta, chiese quindi alla sua misteriosa interlocutrice, la poltrona numero 17: “Dove mi state portando?”
“A casa, Signor Presidente.” Rispose la voce ignota.
“Certo, ho capito. Ma dove atterriamo?”
“Alla Casa Bianca”.
“Alla Casa Bianca? Non mi sembra di aver mai visto piste di atterraggio…”
“Infatti non ci sono piste d’atterraggio.
Questo aereo La condurrà dritto dritto dentro la stanza ovale…oggi è l’11 settembre ed è giunta l’ora di portare a termine i lavori, Signor Presidente”.

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