Freak

VITE

L’ho fatto.

Percorrendo il sentiero al contrario.

Dopo tanto tempo ho guardato quelle care vecchie immagini che stavano da anni ben ordinate dentro contenitori che qualcuno potrebbe chiamare cassetti.

Ma nella mia casa ci sono cassetti atipici. Quel che sembra un cassone per il trasporto di strumenti musicali contiene oggetti che nemmeno io so come siano finiti lì, e nessuno riesce a capire che cosa sia. In realtà sono sei pezzi di legno assemblati come volevo io da una bravo falegname, ricoperti in pvc grigio metallizzato che riproduce il disegno dei contenitori industriali.

La mia casa è fatta di mobili nomadi. Parecchi su ruote, perché ogni tanto cambio la loro posizione. E’ una casa inquieta come me. Mutevole e ondivaga come me.

E poi c’è quel carrello che dovrebbe stare in bagno e invece sta in soggiorno e contiene qualche pezzo di tecnologia, batterie dei pc, macchine fotografiche, iPod e chissà che altro. Ma i cassettoni alti sono pieni vite passate.

Proprio da lì ho iniziato qualche settimana fa a riportare in superficie le vite passate. Ho digitalizzato un po’ di amori non sospesi perché non resto appesa a icone del passato. Ho rimembrato e un po’ invidiato ciò che non sapevo di avere. Mi sono invidiata. Pensare che io difficilmente provo invidia.

E la settimana scorsa sono scesa nel seminterrato e ho fatto pulizia. Ho buttato via tutte le prove materiali delle vite passate.

Solo le prove non le vite. Le vite non le ho ancora contate. E non so neppure quante me ne restano.

Che cosa ho fatto? Ho fatto pulizia. I muri son tornati bianchi e lo spazio è aumentato, adesso si respira meglio.

Arredamento per accumulo
Arredamento per accumulo

7 thoughts on “VITE

  1. Pingback: VITE | My3Place
  2. Dal mio romanzo: “Mi piace il suono di certe parole. Ad esempio ONDIVAGO. Che si comporta come un’onda. Ma chi la usa mai? Bisogna andare a cercare qualche intellettuale parruccone e sperare che nel mezzo a quella fuffa soporifera ci sia un qualcosa di ondivago. Come un cioccolatino buono in mezzo a diversi muffiti.”

    E l’idea di “invidiarsi” è concettualmente molto forte. Vorrei poter fare pulito allo stesso modo, ma i segni, io, li porto addosso. E’ più difficile. Quante vite abitiamo, e quante case diverse, anche se le pareti sono le stesse!

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    1. Davvero non t’imbatti mai in “ondivago”? E’ un termine che uso spesso, e non porto la parrucca.
      Visto che disegni, mi disegni i miei segni?
      Forse domani ti dirò con chi stai parlando. Se lo saprò. 😀

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    2. Mi duole contraddirti, ma né sulla carta e nemmeno sull’acqua un’onda può essere ondivaga.
      Gettando un sasso in uno stagno si potrebbe avere l’impressione che le increspature circolari sulla superficie si muovano dal centro verso i bordi dello stagno, mentre in realtà non è così, a muoversi è soltanto l’energia che, irradiandosi dal punto di maggior turbolenza, il punto di caduta del sasso, fa sollevare e abbassare l’acqua in cerchi concentrici sempre più ampi. Lo stesso discorso vale, in forma di certo più complessa, per il mare, in quanto si tratta sempre di energia che, dalla piccola increspatura fino allo tsunami, si scarica con miliardi e miliardi di interferenze sulla massa acquea, sollevandola di un tanto fino a che questa, prigioniera anch’essa della forza di gravità, ricade generando un’onda che turba la quiete della superficie circostante, con il risultato di creare i presupposti per la formazione di un’onda adiacente, e così via.
      Lo moto ondivago che invece così bene si attaglia alla vita della nostra amica, non è neppur esso uno spostamento nello spazio, di qualsiasi tipo di spazio si tratti, bensì sono gli sballottamenti, il precipitare e il risalire, le capriole, l’incertezza, i mutamenti di verso ai quali è soggetto un corpo che galleggia e che è preda delle procellose bizze, che siano quelle del mare o del destino. Il movimento, lineare, circolare, a zigzag, è casomai generato dalla corrente, o dal vento, non sempre in accordo, e perciò anch’essi fonte di grande confusione.
      Bye 🙂

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      1. Ma se ti dispiaceva farlo, perché l’hai fatto?
        E’ questo il punto. Non ti dispiace. Non vedevi l’ora di farlo, in realtà. Quindi già questo inficia tutto. Ma tant’è.
        Ondivago: che soggiace o segue il moto ondoso. Sono grullo, ma non sono scemo.
        Nel resto dell’estratto il dialogo sarebbe stato proprio la sconfessione di questa interpetazione (che tra l’altro calza, ma bisogna capirla, e siccome volevi fare il bastian contrario hai confermato nella sconfessione). Devo dire che quando la gente, per vezzo o vizio o orgoglio falsato o magari complessi di inferiorità fallisce miseramente mi dispiace molto. E’ uno spreco di energie.

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