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IL NARRATORE IN ASCENSORE

Nel 1982 ebbe molto successo una canzone il cui interprete, Daniel Sahuleka, sparì dalla circolazione dopo questo primo disco.
Il brano s’intitola “Up down like a jojo, life is just a giddyap a gogo” e si può trovare facilmente su Youtube.
Faccio questa premessa per dire che io più che scendere a salire in ascensore, (con i tempi e le imposizioni di questo mezzo), mi trovo aggrappata a uno jojo e sballonzolo su è giù, a destra e a manca, senza preavvisi né impostazioni di sorta, ma soltanto seguendo le decisioni della casualità.
Quindi tutto ciò che gravita nel mio ambiente emotivo, cuore anima e cervello, è allegramente regolato dall’andirivieni del dischetto legato a quel filo magico che faceva divertire tanto, nel secolo scorso, col semplice scorrimento di un rocchetto piatto su e giù per lo “spago”.
Oggi #Scrittura28 dice: “Se è vero che per essere meno vulnerabili è necessario stare estremamente in basso o estremamente in alto è bene provare entrambe le condizioni”.
Nel mio caso le condizioni non sono “provate” ma vissute selvaggiamente e senza regole precise. Decide chi governa il mio cervello: un’entità assai volatile (Evaporata appunto) che oltre a non dare alcuna garanzia di stabilità, si comporta e prende decisioni agli antipodi secondo la logica umana. Può essere assennata oltre i limiti conosciuti dai più famosi saggi di ogni tempo, oppure labile come un tappo di sughero buttato dentro l’ultima tempesta del mondo.
Questa prerogativa può essere un vantaggio o una tragedia, dipende dalle situazioni e dai punti di vista.
Chi la indossa, ossia colei che sta scrivendo, ha cercato di imparare a conviverci e possibilmente trarne qualche piccolo insegnamento, se non altro rimanere a galla pur non sapendo nuotare.
Il paesaggio che mi s’invita a scegliere è una facile opzione, l’ho davanti agli occhi tutti i giorni: sono le colline e i boschi che circondano il mio paese.
Ci passo dentro parecchia vita umana, quindi non da gigantessa ma da piccola creatura celata in panni impropri che cerca di trovare una giusta, quanto sconosciuta, collocazione dentro un luogo che sente benevolo e protettivo.
Vivo da regina quando ci entro attraverso la porta della fantasia. In questo caso sono grande senza bisogno di trampoli o misure fuori dal comune perché, là, scrivo io la storia e traccio tutti i sentieri che mi fanno comodo, sia nel bene sia nel male.
Là comando io, pur non sapendo chi o che cosa sono, perché lo decido secondo l’estro del momento, e posso decidere anche di rimanere spettatore di una vita che non mi tocca.

Madame, sale o scende?
Madame, sale o scende?

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