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TU & LA MORTE

Vedo nei vari social network i nickname e noto che, almeno in Italia, tanti amano chiamarsi Diavolo, Dio, Vampiro, ed altri personaggi più o meno mitici, fantastici o comunque noti per il loro essere soprannaturale.
Nessuno, (o ben pochi, pressoché invisibili poiché dalle mie ricerche non è saltato fuori alcun nick in Italia), osa chiamarsi “Morte”.
E pensare che la Morte è spesso citata, ricercata, osannata, cantata, comunque molto presente ovunque. Come mai nessuno la vuol tenere così vicina da farne il proprio avatar?
La morte ha un grande fascino si sa, ma non la morte comune quella che arriva per vecchiaia o malattia in età avanzata.
La morte affascinante è quella eroica, maledetta, violenta, insomma quella che bene o male arriva a sorpresa quando un mortale è nel fiore di tutto o almeno di qualcosa. Quella chissà perché non fa una gran paura. Ovvio, nessuno vuol morire, ma se proprio si deve tutti sperano di morire alla grande.
La morte misera, quella che abbiamo sempre a fianco, che ci aspetta inesorabilmente al termine dei nostri giorni (benché qualunque tipo di morte corrisponda al termine dei nostri giorni) ecco quella morte non la vuole vedere nessuno. E’ la morte che fa paura, a tutti credo, indistintamente credo, quella che mette fine in silenzio a noi a tutte le nostre velleità, e spesso anche alle sofferenze.
Si rifugge dal pensiero della morte umile e senza gloria. Quella che arriva dopo una tranquilla vecchiaia trascorsa arrancando tra acciacchi piccoli e noiosi che corrodono poco a poco ossa, tessuti, cervello in modo lento fino a renderci simili a poveri rottami arrugginiti che cigolano ad ogni sospiro.
Questa viene chiamata “morte naturale” o “di vecchiaia”, la più tranquilla e teoricamente serena ma, paradossalmente, quella che nessuno desidera.
Forse perché vedersi consumare giorno dopo giorno sapendo che ormai l’unica aspettativa che abbiamo davanti è proprio “lei”, la morte.

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5 thoughts on “TU & LA MORTE

  1. Beh, devo dire che certi blogger, anche se non lo sono di nome, lo sono di fatto, una morte.
    La tua riflessione comunque merita una risposta più seria, anche perché, prima o poi capita a tutti di fare qualche amara riflessione sull’argomento.
    Due cose ci spaventano: la certezza e l’incertezza.
    Se vedo un pentola sul fuoco e al suo interno bolle dell’acqua, l’evenutalità di immergere una mano dentro mi spaventa assai, perché ho la certezza che mi ustionerò di brutto.
    La morte è altrettanto certa e ineluttabile, non abbiamo alcun potere su di essa, e questa certezza è spaventosa (in realtà dovrebbe essere rassicurante, perché ci toglie un pensiero: chissà se morirò?).
    Però è l’incertezza a farci soffrire.
    Non solamente il come e il quando.e neppure il perché, ma è il dopo il vero spauracchio.
    Torno, non torno, dormo, non dormo, salvo, non salvo, capisco, non capisco, esisto, non esisto, boh.
    Amleto ci metterebbe un niente a piantarsi una lama nel petto, ma si preoccupa del poi, dei sogni (eventuali) e dei possibili dolori che, come eterna fregatura, ci sono ignoti.
    Quindi vedi bene che questa attesa rischia di sfiibrare anche lo spirito più solido, anche perché non vi è nulla di glorioso nella morte, è semplicemente un soffio che spegne una fumigante candela.
    Se serve a tirarti, su ti passo alcune parole dell’immortale (questo sì) Epicuro.
    “La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più”.

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