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UNA SERATA DEL CAZZO

Nei bei tempi andati un lui diceva a una lei: “vuoi salire a vedere la mia collezione di farfalle?” Poi le farfalle sono diventate un mucchio di altre cose e, giusto per fare battute ironiche, ognuno ci ha messo dentro quello che più gli piaceva.
Ormai questa forma di invito ad un approccio più intimo è caduto in disuso e ci si ride solamente, anzi nemmeno più fa ridere.
Ma, l’altro giorno, durante la mia scorribanda collinare, pensavo a quanti cazzi mi arrivano attraverso il web. Credo che quasi ogni donna abbia ricevuto foto di cazzi più o meno interessanti, durante la propria carriera di navigatrice on line.
Non serve dare motivi ammiccanti per vedere comparire sullo schermo un pene eretto e svettante, spesso e volentieri arrivano gratuitamente; così, mentre sei lì che stai cianciando o scorrendo pigramente un social, ecco sparato senza timori un bel pisellone con o senza didascalie d’accompagnamento.
Questo non significa che noi femmine siamo del tutto innocenti, o timorate e pudiche donzelle convinte di trovare i bambini dentro il fagotto della cicogna. Anzi, a volte ci piace (aspè, preferisco parlare a titolo personale poiché non vorrei essere assalita da orde di benpensanti indotti ad accusarmi di fare torto o generalizzare sull’altra metà del cielo), quindi passo al “mi piace” giochicchiare e talvolta scambiare effusioni virtuali, tanto per fare due versi di notte quando nessuno vede. Ehehhehhhe
Perciò, riallacciandomi all’inizio del discorso, oggi pensavo: potrei chiedere a un corteggiatore, che mi accompagna a casa dopo la cenetta romantica, di salire da me a vedere la collezione di cazzi virtuali. Sarebbe originale, ma poco chic per una gentildonna qual io sono. Oltretutto il tipo potrebbe adombrarsi di fronte alla disinvoltura della femmina che amerebbe concupire. E poi, si sa, certi maschi affermano di adorare essere bramati ma, se la donna si mostra troppo intraprendente, loro si intimoriscono, benché non lo ammettano neppure sotto tortura.
Quindi m’è venuta un’ideuzza simpatica per accogliere allegramente il nuovo anno.
Potrei organizzare una bella serata tra amiche per lo scambio dei cazzi che gli uomini ci propinano sul web. Bandire il concorso del cazzo migliore, mettendo in palio per il vincitore una notte da trascorrere con tutte noi. Così potrà dimostrare le gioie che sa decorare col suo virtuoso pene-llo tanto orgogliosamente e generosamente omaggiato.
Che ve ne pare?
Oh maschietti, però non barate inviando il cazzo di Rocco Siffredi eh…

Trofeo Penis
Trofeo Penis

5 thoughts on “UNA SERATA DEL CAZZO

  1. C’ho pensato un po’ su prima di pronunciarmi circa un argomento sul quale so poco o nulla, e alla fine ho deciso di arrischiarmi a scrivere qualche considerezione, volevo dire qualche considerazione, in merito.
    Se mi è consentito, per questo concorso del cazzo suggerirei di pretendere le fotografie in formato RAW, ovvero il formato registrato dal sensore della macchina fotografica. Il formato JPG infatti si presta troppo facilmente a modifiche (editing) mediante Photoshop e i suoi fratelli, e la foto potrebbe essere stata abilmente “truccata”.
    Cominciamo col dire che ho difficoltà a sintonizzarmi sulle onde cerebrali di chi posta cazzi in internet. Qual’è lo scopo, è un’esca, un biglietto di presentazione, una vanteria, una dichiarazione di genere, un voler pietire, un autoritratto? Boh.
    A costoro sfugge forse il fatto che oggi, per un umano, qualsiasi sia il suo genere, è sufficiente possedere un computer, una connessione internet, e un briciolo di pazienza, per far apparire sullo schermo tutti i cazzi che vuole, lunghi, larghi, dritti, storti, bianchi, neri, a poise… quindi, a mercato inflazionato, è assai dura cercare di piazzare il proprio prodotto, specialmente se il prodotto non vale più del suo nome.
    Questa è la parte di cui so poco, nel senso che ogni umano di genere maschile ha uno speciale rapporto solamente col “suo” cazzo, ne conosce i desiderata, le manie, le ubbie, le paure, e generalmente instaura con lui uno strettissimo rapporto di amore-odio destinato a durare per tutta la vita.
    La parte che posso solamente ipotizzare, giacché si trova al di là di ogni mia possibilità di conoscenza, è il godimento che il genere femminile può trarre da poco più di un etto di carne in lotta con la forza di gravità.
    Ogni congettura al riguardo è, per me, sconfortante. Dirò di più, dovrebbe essere addirittura deprimente per tutti gli umani di genere maschile che si vantano di essere sessualmente appagati.
    Appagati un cazzo!
    In realtà non si rendono conto che, per quanto riguarda il sesso, godono di sensazioni e stimoli solamente un capello al di sopra di un tetraplegico. Non mi riferisco solamente all’aspetto meccanico, ripetitivo e belluino che spesso è il loro sesso ideale, ben diverso da quell’esperienza sinestetica che infiamma (purtroppo raramente) le loro partner, ma anche e soprattutto alle fantastiche sensazioni dalle quali le loro partner possono essere fisicamente avvolte.
    Mi si chiederà da dove io abbia pescato questa mia ipotesi che mai sarò in grado di provare. È semplice, si tratta dell’infallibile metodo di ragionamento denominato “Reductio ad absurdum”, ovvero il contrario della mia ipotesi sarebbe un’assurdità.
    Ragionateci un attimo.
    Secondo voi quale essere umano senziente rischierebbe più e più volte il dolore e la morte (una volta gravidanza e parto erano una spada di Damocle appesa a un filo di seta) per una soddisfazione fisica se questa non fosse meno che sublime?
    In questa società, ancora purtroppo abbastanza misogina, perché una donna sfiderebbe le convenzioni e metterebbe a repentaglio la sua reputazione e la sua dignità per fare del sesso al di fuori dei misurati canoni matrimoniali se questa attività non fosse per lei appagante più di ogni altra cosa?
    E anche volendo restare nella banale normalità, ciò che mi è più oscuro di una notte nebbiosa senza luna, quanto dev’essere piacevole il sesso per una donna se essa accetta di accoppiarsi con un essere ruvido, rudimentale, aglioso, spesso aggressivo, insensibile e sbrigativo, e non smette di cercare la sua massima soddisfazione fisica in qualcosa che somiglia più alla zoofilia che all’amore?
    Penso che questi tre quesiti siano più che sufficienti per far riflettere, gli umani di genere maschile che postano cazzi sulla loro infelice condizione, gli umani di genere femminile su quanto è stato rubato loro in millenni di oppressione psicologica tesa a demonizzare, per invidia suppongo, l’infinito piacere femminile.
    Comunque auguri e, casomai, buon divertimento, a voi e a lui (il cazzo ovviamente).

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  2. Concordo con quanto sopra enunciato in dettaglio ed esaustivamente.
    Nella mia modesta esperienza con il genere femminile, ho constatato che potenzialmente il piacere che possono provare le donne, durante l’amplesso travalica enormemente quello canonicamente deputato a noi maschietti.
    A volte mi sono quasi impressionato prima, ma poi inorgogliosito, alle urla di gioia libidinosa e dimenamenti spasmodici della partner, il che mi ha fatto e mi fa riflettere molto sulle potenzialità sessuali ed erotiche, celate magistralmente dalla Donna.
    Non sono affatto misogeno, anzi adoro le donne (specie coloro che me la danno), ma ho capito le motivazioni ancestrali di “millenni di oppressione psicologica tesa a demonizzare il piacere femminile”, e condanno fermamente qualsiasi atteggiamento maschilista oltraggioso delle donne.
    Alle volte sul metrò faccio la conta e spessissimo constato che le femmine sono
    più (ma tanto più) dei maschi, e sorridendo tra me penso.. se poco poco tutte quelle donne mettessero a repentaglio la loro reputazione e la dignità per fare del sesso al di fuori dei misurati canoni matrimoniali, sarebbero davvero dei CAZZI per noi maschi, che facciamo i galletti sventolando il gioiellino (spesso taroccato) in video chat!

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