Freak · Opinione

COSMICA, SCELTA, SOFFERTA, RICERCATA, NON DESIDERATA SEMPRE LEI

Fino all’anno scorso conoscevo soltanto la solitudine sentimentale (senza farne un dramma), da qualche mese a questa parte sto imparando a conoscere la solitudine totale (e sta diventando un dramma).
Entrambe scelte personalmente, ma la solitudine totale è una scelta forzata.
Forzata non per cause esterne (le cause esterne, lavoro ecc., spesso sono una scusa), ma per profondi turbamenti psichici.
Da parecchio tempo mi sento ancora più estranea al mondo umano, ma adesso è ancora più diverso.
Adesso mi dispiaccio di questo mio atteggiamento, ma non riesco a liberarmene.
Amo pochissime persone distinte dal mucchio umano, staccate e illuminate.
Adesso però non distinguo più chi potrebbe venirmi vicino, non riesco più a vederlo.
Vedo solo il mucchio umano, forse parecchi mucchi umani, qualcuno meno sgradevole di altri, ma sempre mucchi.
Il dramma è che non sono gli altri ad essere mutati…sono io che non vedo più niente di bello, gli occhi della mia mente non riescono a vedere altro che mucchi.
Mucchi di persone in confusione.
E sto male.
La solitudine sentimentale era una scelta quasi snob che mi faceva soffrire a tratti, ma fondamentalmente non m’importava più di tanto: visto che non sono mai riuscita a trovare la situazione sentimentale per me ideale…meglio stare sola…dicevo…tanto sono ricca di me e ricca di amici, ricca di amore fraterno, di stima e di affetto reciproco per, e con persone speciali…come me.
Adesso io mi sento una merda di origine indefinita e intorno a me vedo solo mucchi di letame umano (la qualità peggiore).

E mi sento sola. Totalmente sola, in qualità di merda senza origine.
Solitudine totale.
Non mi piace.
Sto male.
La solitudine totale non la voglio.

Disperazione, dispero senza azione.
Disperazione, dispero senza azione.

7 risposte a "COSMICA, SCELTA, SOFFERTA, RICERCATA, NON DESIDERATA SEMPRE LEI"

  1. Qui ci vorrebbe quella santa donna di Giulia, organista di fama tanto brava quanto umile ed esempio luminoso di vita: puoi imparare da ogni sua parola che lei ti dice senza presunzione di insegnare. Giorni fa ha fatto “resuscitare” una corista ormai persa nell’oblio e in piena crisi esistenziale facendole presente che ogni medaglia ha due facce. Mi permetto di dirtelo perché… sono lontana, e… non mi arrivi! Perché ci vuole la sua voce, la sua presenza e la bontà che traspare da ogni suo poro: solo così si capisce, per “osmosi”.
    Per il bene che ho imparato a volerti, Nadia, pensa all’altra faccia della medaglia, ti prego. Se ti sforzi la trovi: sei o non sei una persona speciale? (Risposta: SI’).
    Un bacione.

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  2. vediamo un po’ come la potrei vedere io, vagando in una nebbia che somiglia a quella delle tue parti 🙂
    la solitidune sentimentale non è una scelta, quanto un ovvio risultato di quanto detto da te. Né una condanna né un destino maledetto, quanto una condizione sine qua non per l’autorispetto.
    Il mondo è una gran merda dove, fortunatamente non tutto è merda. Però a nuotarci dentro ci si stanca, così a arrivare a dove c’è la sabbia pulita nun ce se la fa.

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  3. Credo di essere tra le persone più sole al mondo anche se gli altri non lo penserebbero mai; anche se tutti direbbero che è impossibile. La solitudine totale non esiste Nadia se non in un pensiero illusorio, dentro di noi. Molta gente ci ama, ci apprezza e ci stima ma non comprende il bisogno di affetto e calore che proviamo e di cui abbiamo bisogno. Vorremmo essere soli ma tanta gente intorno ci apprezza molto e magari altra gente ci invidia. Lo sterco grazie al cielo puzza molto e quindi segnala la sua presenza: evitiamo di avvicinarci. Anzi allontaniamoci. Anzi indichiamo agli altri dove si trova. Continua a scrivere Nadia. Grazie

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  4. Brava. Già lo sospettavi, e ora ne hai la certezza.
    Noi siamo soli.
    Tutti siamo soli.
    Soli.
    In tutti i sensi.
    Ma in che senso?
    Nel senso che ognuno di noi è il sole del suo personalissimo universo eliocentrico.
    L’universo intero, quello nel quale esistiamo, sorge nell’attimo in cui registriamo le prime sensazioni, e trova la sua naturale apocalisse al momento chiudere il capitolo.
    Tutto ciò che accade viene misurato con i “nostri” sensi, valutato col “nostro” giudizio, registrato con la “nostra” mente, sofferto con la “nostra” anima.
    Ciò che avviene negli altri miliardi di universi che circondano il nostro non è noto, al massimo è ipotizzabile, ma con amplissimo grado di approssimazione.
    La “solitudine cosmica” che ti angoscia è perciò il tratto comune di tutte le esistenze, solamente c’è chi la avverte, e c’è chi non se ne cura, forte di un cieco egoismo o illuso da fiabe umanitarie.
    Non c’è speranza allora? Di scappare dal nostro universo nessuna, però ciò che distingue l’essere umano dalle altre specie viventi è la capacità di andare oltre il sensibile per esplorare l’invisibile, l’inudibile, l’intoccabile, l’immaginario, per sondare gli altri universi, rompere l’oscurità che li circonda, rubare un’immagine sfocata di qualche galassia aliena composta da idee, fantasie, timori, desideri, dolori, e da tante altre stelle più o meno familiari.
    Cercare di fondere due universi supera le capacità umane, e in ogni caso sarebbe fonte di una catastrofe cosmica; avvicinarli abbastanza per udire reciprocamente il suono della radiazione di fondo è già tanto, almeno per partecipare empaticamente a ciò che avviene in quegli spazi sconfinati e inesplorati.
    Quanto al giudizio scatologico della tua situazione, esso ha un solo nome: depressione.
    Trovare disgustoso quanto ci circonda è anch’esso abbastanza normale. Il bilancio dell’esistenza è sempre in rosso, generalmente rosso sangue. Attorno a noi c’è più morte che vita, più dolore che piacere, più odio che amore, più egoismo che altruismo, più rimpianti che speranze.
    I rimedi sono due, la Fluoxetina (a pacchi), oppure una spasmodica, instancabile, ardente ricerca di quelle briciole di bellezza che rendono questa vita un’esperienza unica e indescrivibile. Finché dura.
    Vedi tu.
    🙂

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      1. “There is no dark side in the Moon, really. Matter of fact it’s all dark. The only thing that makes it look light is the Sun”
        Come ben sai, queste parole si odono sulla coda di “The dark side of the Moon” e sono, per così dire, illuminanti.
        Tutto è nero, dentro e fuori, e non solamente la Luna.
        Colori, sfumature, riflessi, accostamenti, contrasti, effetti ottici… niente di tutto ciò esiste.
        Per creare (e stavolta questo verbo non è usato a sproposito) il colore (quindi la forma e la proporzione) sono necessarie due cose: una fonte di luce e un osservatore.
        Se non c’è un sole (celeste o artificiale è lo stesso) l’osservatore non percepisce altro che nero, profondissimo e indescrivibile nero.
        Ma se durante la sua esistenza un colore non incontra l’osservatore, esso non esiste, è come se non fosse mai nato.
        Perché, in realtà, tutto è veramente nero, ma neanche nero, peggio ancora, tutto è “niente”, e, sorpresa, questo “niente” è la condizione ottimale di illuminazione.
        Quando un corpo si adatta perfettamente alla luce che lo tocca esso è “niente”, giacché ciò che, a seconda delle situazioni, genera in noi meraviglia, infonde serenità, popola il nostro mondo visivo, ci fa distinguere questo da quello, è unicamente un prodotto di scarto, un rifiuto, ovvero quella frazione di spettro luminoso che un corpo non accetta e “sputa” fuori da sé.
        Noi, piccoli esseri imperfetti, viviamo di questi scarti. La nostra mente ne fa una cernita, dà loro un codice, un nome, un effetto, dà loro la vita, e poi, madre scellerata, prende loro la vita appena donata affinché nutra e sostenga la “sua” vita.
        Non ci vedi più, ma è ovvio, non ci sarà mai niente da vedere se manca la fonte di illuminazione e l’osservatore.
        Tu sei il sole del tuo universo, gigante rossa, nana bianca, pulsar, quello che ti pare, ma comunque lo inondi della tua presenza luminosa, e la luce si spande intorno tuo malgrado, fino ai confini più lontani, e ne modifica lo stato, per sempre. La tua luce arriva, e dove arriva lo fa per restarci, dentro e fuori le cose.
        Ma allora se la luce esiste e l’osservatore pure, come mai non ci vedi più?
        Semplice, prova a sollevare le palpebre e sforzati di guardare, anche se spesso, troppo spesso, ciò che si vede ferisce gli occhi; ma questo è il destino di ogni sole, illuminare l’universo, anche le parti più aride e inospitali, proprio come la nostra Luna.
        🙂

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      2. La tenacia è la tua dote di rilievo, fortunato colui che riesce a trarne il succo vitale.
        Non ho mai vinto al superenalotto, ma sono in grado di capire quando una fortuna mi capita tra le mani. 😀

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