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IL SOGNO ITALIANO: TROVARE UN LAVORO (By Simo P.)

Nel bel mezzo di un brumoso e lontano pomeriggio pavese mi imbatto nel seguente annuncio:

“Azienda leader nella vendita porta a porta di cosmetici, gioielleria e accessori vari cerca:

RESPONSABILE DI AREA

Il candidato, sotto la supervisione del Regional Manager, avrà il compito di gestire un numero consistente di venditori operanti nel canale distributivo door to door.

L’azienda, in forte espansione, offre importanti opportunità di carriera e alte provvigioni.

Il candidato ideale, di età compresa tra i 25 e 35 anni, deve aver maturato una significativa esperienza in ambito commerciale, meglio se nella vendita diretta.

Bella presenza, flessibile, propositivo, dinamico, ottima predisposizione alle relazioni interpersonali, buone capacità di mediazione. E’ richiesta inoltre la disponibilità a frequenti spostamenti sul territorio nazionale”.

Effettivamente l’inserzione così presentata sembra interessante.

Ma, come ben si sa, un annuncio deve mostrare di gran lunga molto più di ciò che offre in realtà, quindi, ridotto ai minimi termini, il ruolo da ricoprire potrebbe essere una specie di “Area Manager di Casalinghe Inquiete”.

Penso immediatamente alla mia amica Valentina che, laureatasi in giurisprudenza a 30 anni, da parecchi mesi sta girovagando in cerca di un lavoro quanto meno “decoroso”. Dopo aver sperimentato il ruolo di agente per Seat pagine gialle smenandoci una paccata di soldi in spese di trasferta non rimborsabili, si barcamena tra una serata al pub spillando birra, lavabicchieri in discoteca, cameriera occasionale a richiesta.

Gliene parlo e lei risponde che candidarsi la farebbe sentire un po’ come “Penelope va alla guerra” e non sa se ha voglia di farne ancora di guerre, la vita in trincea le ha un po’ rotto le palle ma, da tempo prigioniera in mansioni di pseudo servitore discontinuo, non esita ad inviare il suo C.V.

Pochi giorno dopo viene contattata.

Supera il primo colloquio nel quale le illustrano a grandi linee il lavoro, e fissano un incontro con il direttore dell’azienda di cui non sa nulla, a parte il fatto che vive a Roma.

La Vale si presenta all’incontro con un seriosissimo, nonché impiccatissimo tailleurino grigio perla. Le persone che l’attendono sono due:

Il Direttore Generale: residente a Roma, esibisce un inequivocabile accento genovese che genera in lei un certo germe di inquietudine. Chissà perché il fatto di andare a Milano ed incontrare un dirigente “dde roma” l’aveva entusiasmata assai quindi resta delusa come se le avessero rubato la merenda all’asilo.

Il Direttore Regionale: camicia a rigoni multicolor, cravatta nell’unico colore non presente nel rigame, giacca grigia di un filato che sprizza luccichii ovunque, barra degli occhiali rosso carminio (una nuance mancante). Bracciali di bigiotteria che si mandano affanculo l’un l’altro (un po’ come gli occhi strabici).

Dopo una relativamente breve esibizione del catalogo prodotti, le definiscono i compiti che dovrebbe assolvere in qualità di CAPO AREA, ovvero:

“Signorina, Lei dovrà gestire un gruppo di venditrici porta a porta operanti nell’area Pavia-Pavia provincia-Milano Sud, sotto la supervisione del qui presente Direttore Regionale.

Dovrà sostenerle nella vendita con affiancamenti e corsi di formazione. Garantire il conseguimento degli obiettivi assegnati dall’azienda, reperire nuove venditrici per incrementare l’area.

Il suo guadagno sarà provvigionale, quantificato in percentuale sul volume di vendite della zona a Lei assegnata.

E, fin qui, tutto sembrerebbe rientrare nei canoni di un qualsiasi canale di vendita.

 MA! Ripresasi dall’effetto ipnotico dell’uomo insegna, formula una domanda che genera grande scompiglio nel tavolo della trattativa, il classico fulmine a ciel sereno:

“QUANTE sarebbero le venditrici presenti nell’area di mia competenza?”

Risposta: “NESSUNA!”

Improvvisamente la sedia della Vale si trasforma in un pianeta sul quale si sente come il Re del Piccolo Principe che urla comandi a sudditi inesistenti…

La risata (che tratteneva dall’ingresso) esplode fragorosa e, da essa, esce la domanda:

“Ma…che capo sono se non ho nessuno cui dare ordini?”

Risposta: “Le venditrici le reperisce Lei…poi tramite il passa parola di forma l’area”.

A questo punto, con una penna bic di colore blu, Valentina comincia a smontare la piramide gerarchica da loro delineata in precedenza, dimostrando che in realtà loro cercano una procacciatrice di…clienti, vale a dire una semplice venditrice tipo presentatrice Avon.

Cordialmente si congeda…

Attraversa Piazza Duomo sentendosi un po’…Area Manager della Madonnina.

Cambia treno a Pavia sentendosi un po’…La Responsabile della Pensilina.

Torna a casa e ordina al cane di darle un bacio. Lui risponde con una slinguazzata umida ed entusiasta.

La Vale è indiscutibilmente il Re-sponsabile del suo giardino, fiera del suo splendido suddito a quattro zampe…

E il lavoro?… Un lavoro così di merda lo trova quando vuole!

"La maga" Opera di Emanuele Cazzaniga per Evaporata
“La maga” Opera di Emanuele Cazzaniga per Evaporata

10 thoughts on “IL SOGNO ITALIANO: TROVARE UN LAVORO (By Simo P.)

    1. I quindici è stata la mia prima enciclopedia da adolescente che i miei acquistarono a rate da un venditore porta a porta, bello incravattato con accento “nordico” (in trasferta in Puglia), in una fredda serata invernale. Infatti ricordo quei pesanti volumi rilegati erano ghiacciati, con le pagine patinate ricche di illustrazioni, ci trascorrevo delle serate intere a sfogliarli.

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      1. Hanno accompagnato l’infanzia di tanti bambini, ma nel loro piccolo anche a me hanno insegnato tanto. E non parlo di nozioni, naturalmente: l’ambiente di lavoro e la varia umanità, dal peggiore al migliore, quelli sono stati una lezione di vita.

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  1. In effetti un lavoro del genere per una ragazza laureata non è soddisfacente, come magistralmente hai “dipinto” a chiare tinte sopra. L’avrei denigrato anche io da semplice diplomato in chimica industriale, pensate che il mio primo impiego (solo rimborso spese) fu aiutante tecnico di laboratorio di analisi cliniche, come dire per un giornalista di fare l’impaginatore.

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