Freak · Opinione

TESSITRICE DI SOGNI

In un post pubblicato qualche tempo fa, dichiarai di non essere una scrittrice. Ma è trascorso qualche mese e son cambiate un po’ di cose intorno a me.

La prima di poco conto ma quasi profetica,  a gennaio, quando scaduta la carta d’identità dovetti rinnovarla. Alla domanda dell’addetto comunale “professione sempre la solita?” io risposi Sì, anzi NO adesso può mettere “scrittrice”. Anche se a gennaio ero ancora a tutti gli effetti dipendente come responsabile di segreteria in un circolo sportivo, e la sono tutt’ora però da un paio di mesi sotto regime di cassa integrazione a zero ore. Quindi sono a casa e non svolgo il lavoro che da oltre due lustri mi teneva impegnata festivi e prefestivi di tutto l’anno, essendo l’attività prevalentemente operativa quando la gente non lavora poiché ci occupiamo di passatempo ludico.

A sorpresa e senza preavviso ho smesso di svegliarmi tutti le mattine, per sei giorni a settimana, alle sette per il consueto rito dei preparativi e recarmi sul luogo di lavoro.

Mi sono quindi trovata ad essere padrona del mio tempo dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba.

Ho disperso il primo mese cercando di impegnarmi nelle famigerate (almeno per me) pulizie di primavera. Ci ho impiegato parecchio, non perché la mia casa fosse sporca e trascurata, semplicemente perché io sono la negazione dei lavori pratici e della manualità. Sono totalmente disorganizzata, inizio a svuotare e pulire i cassetti dell’armadio, lasciando il lavoro a metà per passare a togliere le ragnatele o lucidare di fino tutte le piastrelle del bagno, comprese le fughe con lo spazzolino, sperando di tornare nella stanza da letto e scoprire che l’armadio s’è messo a posto da solo.

Invece non succede così, nemmeno a una che vive spesso e volentieri con i piedi nella fantasia. Mi son trovata con una gran confusione in tutte le stanze di casa, come se gli oggetti dispettosamente si fossero messi a danzare creando un  allegro quanto disordinato scompiglio.

Sicché volente o nolente mi son dovuta dare un ordine mentale per poter mettere ordine materiale intorno a me. E’ stata dura ma ci sono riuscita anche se non in modo perfetto come richiede la mia natura astrologica: il segno della vergine che fa a pugni con l’ascendente e tutti i pianeti in leone. Quindi contraddittoria e maldestra più che mai.

Naturalmente, essendo per me impensabile donare più di due ore al giorno ai lavori domestici, il resto del tempo è sempre dedicato alla scrittura e ai molteplici hobby che lavorando erano assai trascurati.

Chi mi conosce sa che scrivere per me non si esaurisce nella difficile aspirazione di diventare scrittrice professionista, ma è soprattutto una necessità vitale, terapeutica per la mia mente in perenne scompiglio, sempre stracolma di idee stravaganti per non dire strampalate o cervellotiche. Idee di cui mi libero scrivendo appunto, per potermi alleggerire l’anima e il cervello che altrimenti andrebbero in tilt molto spesso.

Non mi sono mai considerata scrittrice pur avendo già pubblicato tre libri col mio nome d’arte (Evaporata) e, negli anni addietro, un’infinità di racconti insieme ad altri scrittori in raccolte antologiche, di cui non ricordo nemmeno più nomi e case editrici, per aver vinto concorsi letterari di centesima categoria. E, comunque, mi sento in dovere di informare chi legge che iniziai a indossare la veste di scrittrice nel 1992 e nel 1995 dopo aver vinto due importanti premi letterari indetti da associazioni culturali serie, senza scopo di lucro, e non da tipografie mascherate da case editrici, quindi la mia passione non è improvvisata né inventata per moda o pura presunzione.

Ora che ho tutto il tempo per spalmare hobby e passioni nell’intero arco della giornata, mi trovo a scrivere seriamente e in modo continuativo rispetto a prima. Mi piace, mi appaga, mi gratifica vedere le mie “opere” scaturire dalla mente in libertà, prendere forma e vita senza dover languire incompiute per intere settimane.

Ed eccomi a riprendere il tema del discorso iniziato nelle prime due righe: ora svolgo prevalentemente lavoro di scrittura, quindi sono “una che scrive” altrimenti detta scrittrice. Da qui a diventare professionista ci passa solo ed esclusivamente il vil denaro: potrò definirmi tale quando riuscirò a guadagnare abbastanza per viverci, cosa che sino ad ora non è mai accaduta.

Ma, a parte questo piccolo e fastidioso particolare, ormai sulla carta d’identità c’è stampato: professione scrittrice, perciò dovrei anche capire a quale genere appartengo: giallo, noir, rosa, fantasy, horror ecc. Lasciando volutamente perdere la “qualità” e la “bravura”, poiché avventurarsi in questi “fondamentali requisiti” significherebbe passare in rassegna l’intera categoria impantanandosi in diatribe infinite.

Di sicuro non sono un romanziere, ma una ideatrice di storie brevi, genere che in Italia non ha mercato. E si torna al discorso del guadagno. ma lasciamo perdere per il momento.

Il romanzo è un libro scritto da tessitori di trame che, con un lungo filo di colore omogeneo, riempiono tantissime pagine narrando una storia fatta di migliaia di parole, un po’ come un sarto che cuce  più o meno bene un abito intero con giacca e pantalone o gonna, e sottabito coordinando tutto in modo armonioso.

Io invece sono una ricamatrice di piccoli camei composti da miriadi di fili di molteplici colori. Un po’ come le artiste del patchwork che usano pezzi di stoffa avanzata, unendoli insieme componendo meravigliosi quadri come questi visti alla mostra del patchwork di Praga 2012.

Opera di Eva Brabcova
Opera di Eva Brabcova
Opera di Zuzana Varekova
Opera di Zuzana Varekova
Opera di Hlinkova Brozova
Opera di Hlinkova Brozova
opera di Ghislaine Lucas
opera di Ghislaine Lucas
Opera di Romana Cerna
Opera di Romana Cerna

Come potete vedere, in questo piccolo assaggio di lavori fatti usando solo fantasia e ritagli di stoffa, c’è di che sbizzarrirsi e sbalordirsi ammirando autentici quadri o arazzi di valore benché non supportati da grandi sete rinomate come foulard di Hermés o preziosi come raso, broccato o damasco.

Io, come loro prendo scampoli di pensieri o di sogni tessendoci intorno piccole storie che possono piacere o non piacere ma, in ogni caso, sono frutto di un lavoro accurato e fatto con amore.

So bene che tanti lettori dal palato fino preferiscono evitare di sporcarsi le dita maneggiando libri di poco peso letterario, però sarebbe carino se ogni tanto provassero a conoscere anche un “nessuno qualunque” come me scoprendo,  magari, che uno scrittore, pur di poche parole, può essere capace di comporre pensieri interessanti e profondi benché “leggeri”.

Ringrazio tutti coloro che faranno un giro nel mio mondo per annusare un profumo estratto da semplici fiori di campo e non da miscele griffate come “N° 5” di Chanel.

DIMENTICAVO! Non so se è un incentivo o un deterrente, comunque io sono trasparente e lo scrivo ugualmente: lo psichiatra dice che i miei libri sono molto belli e interessanti e li consiglia ad altri suoi pazienti. 😀

7 thoughts on “TESSITRICE DI SOGNI

  1. “Di sicuro non sono un romanziere, ma una ideatrice di storie brevi, genere che in Italia non ha mercato”.
    Non sperare di cavartela così “a buon mercato”.
    Autori nobilissimi hanno dato il meglio di sé nei racconti brevi. Ti faccio dei nomi:
    Italo Calvino,
    Michail Bulgakov,
    Dino Buzzati,
    Gabriel Garcìa Marquez,
    Vitaliano Brancati,
    Franz Kafka,
    Anton Čechov,
    Giovanni Verga,
    Guy de Maupassant,
    ecc.
    Quindi l’equazione “il valore sta al testo come il numero di pagine sta alla fama” è invalidata. Quando si progetta e si realizza qualcosa, qualsiasi cosa, si possono prendere molte strade. Se si curano i particolari, il risultato sarà “preciso”, se si abbonda in effetti, il risultato sarà “affascinante”, se si punta a distinguersi, il risultato sarà “originale”, ma solamente chi raggiungerà il suo obiettivo con il minimo impiego di mezzi otterrà un risultato “elegante”.
    Credici, parola di allungatore di brodi.
    😀

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    1. Non posso certo smentirti perché li conosco bene tutti quanti, ma nemmeno loro son diventati famosi per i racconti brevi. E, comunque, io devo trovare uno scrittore con la fama del musicista Giovanni Allevi il quale afferma che Beethoven non ha ritmo e Jovanotti invece sì. In ogni caso dovrei diventare famosa e capace almeno quanto Jovanotti che, sicuramente è bravo e merita tutto il successo ottenuto fino ad ora, ma mancherebbe sempre il Claudio Cecchetto della situazione che gli ha dato un bel calcione per lanciarlo sul palco. Quindi, io propongo e intanto attendo chi mi dà il lancio, non giù dal balcone ma sopra un podio. 😀

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      1. Gogol, Deledda e Bukowski non sarebbero d’accordo con te… 😉 quindi, animo e testa dura, perché è un mondo dificile (specialmente quello artistico).
        Comunque quello spirito tormantato di Allevi è meglio che si limiti a suonare (cosa che peraltro fa benissimo), e che lasci in pace i santi. 🙂

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      2. Che poi basterebbe che arrivasse Umberto Eco e dicesse: “A Evaporata ci penso io a produrla” (che sarebbe come Cecchetto) e poi Roberto Saviano (Allevi) che dice a tutti “A Evaporata scrive più moderno di Dante Alighieri” e ammé chi mi ammazza più! 😀

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  2. Io già da un po’ quando mi chiedono la professione ho scartato la solita “casalinga” che direbbe la verità dal punto di vista dei soldi ed ho adottato un convinto “musicista” che invece è più sincero come intento e profusione di energie. Soldi no, ma vuoi mettere la soddisfazione? 😉

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