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L’ONDA LUNGA DELLA TENEREZZA

L’onda della tenerezza per me è costante e sale in ogni momento del giorno, in qualunque posto io mi trovi. Mi prende e mi culla dolcemente per qualche istante, giusto il tempo per fotografare l’immagine che l’ha prodotta e il conseguente pensiero.
Con il nuovo Papa che muove il mio animo con toni rassicuranti, non faccio fatica a seguire il languore sentimentale, (pur non essendo religiosa né praticante).
La scorsa settimana ho provato un grande rammarico scoprendo che la mia amica Carmelina ha traslocato e quindi io non la vedrò più (probabilmente).
Martedì 19 marzo, (festa del papà, era anche l’onomastico per il mio genitore, mancato quando io ero giovane assai), ho approfittato della giornata di sole per andare al cimitero della mia città natia, per un saluto anche a mamma che giace in un loculo appena sopra quello di papà.
Eh sì perché, nonostante siano passati tantissimi anni tra una dipartita e l’altra, sono riuscita a trovare un loculo vicino per deporre la mamma.
A proposito di loculi mi torna in mente il giorno in cui io e lei andammo ad assistere alla rimozione dei resti di papà, poiché erano passati vent’anni dalla sepoltura, ed era giunto il momento di spostarlo nella zona degli ossari. Sicché ci toccò farlo levare dalla terra per sistemarlo dentro un loculo piccino in una zona ben protetta del cimitero.
La caratteristica sobrietà della mamma ci portò a scegliere una graziosa piccola lapide per la quale però, anziché apporre i caratteri di scrittura direttamente sul marmo, nome e data furono incisi in corsivo su una piccola targa in elegante ottone brunito simile ad un cartiglio con i lembi laterali leggermente arrotolati per decorazione; a sinistra il lumicino a destra il piccolo vaso portafiori nello stesso materiale.
Manco farlo apposta era una giornata uggiosa di novembre, al campo santo c’eravamo solo io, mamma e il becchino che, avvolto nella nebbia bagnata, ci mostrava (come la prassi vuole) ciò che restava del corpo del nostro caro: poche ossa malandate con un drappo di stoffa marcia ancora attaccato. Ma, tra quelle ossa, spiccava ancora integro e spavaldo il femore. Vedendolo così in ordine mi venne in mente che mamma aveva l’abitudine di conservare ricordi di ogni creatura che amava: in casa aveva un ricciolo dei miei capelli di bambina, il primo dentino perso, e tutta una serie di piume e reperti degli animali che aveva sepolto nell’orto, che il vicino di casa le aveva dato in consegna, e che lei aveva trasformato in un cimitero per animali dove ospitava un paio di gatti, un cane e una grande famiglia di volatili che le avevano tenuto compagnia dentro le quattro gabbie dove allevava canarini, cocorite e diamantini, oltre agli innumerevoli piccioni che lei sfamava abitualmente suscitando le ire del padrone di casa. Per farla breve, e per rendere l’idea di come si affrontavano i momenti tristi, io dissi a mamma: “Guarda com’è ancora bello il femore di papà, vuoi mica portarlo a casa per tenerlo insieme alle altre reliquie?”
Lei, guardando di soppiatto l’operaio che ascoltava sbalordito, mi rispose: “Ma smettila, locca, che figure mi fai fare!” e scoppiammo a ridere entrambe tornando a casa soddisfatte di aver sistemato una volta per tutte il nostro caro estinto.
Prima di abbandonare il cimitero ci venne in mente di chiedere al custode se c’era la possibilità di acquistare altri due loculi vicino a papà in cui venivano deposte anche le ceneri, visto che erano quasi tutti liberi e noi due avevamo già deciso per la cremazione finiti i nostri giorni sulla terra.
L’impiegato ci sconsigliò l’acquisto poiché, pur pagando, il diritto di proprietà durava dieci anni e noi eravamo relativamente troppo giovani.
Oggi, primo giorno di primavera, sono quattro anni che la mamma è morta. Anche lei, come papà, dopo una vita irta di difficoltà e sacrifici ha ricevuto la grazia di una morte rapida e indolore: unico privilegio che il cielo ha riservato loro. Ecco perché ieri ho acquistato due coloratissimi mazzetti di fiori primaverili da sistemare nella piccola fioriera applicata sulle lapidi perfettamente identiche. Pur non chiedendomi mai se esiste un aldilà, la memoria dei miei genitori non mi abbandona, innanzitutto perché sono gli unici legami famigliari che ho, e, dovunque essi siano adesso, voglio che non si sentano abbandonati o dimenticati. Questo è un piccolo vezzo che ho deciso di concedere a me e a loro perché le tombe trascurate sono tristi e avvilenti come certi pomposi mausolei costruiti solo per ostentare la potenza economica di certe famiglie importanti.

P.S.: piccolo aneddoto sulle abitudini di mamma. Quando il vicino cambiò casa e l’orto fu assegnato ai nuovi inquilini, lei s’inventò un altro cimitero per animali perciò nel 2009 quando dovetti liberare il suo appartamento, trovai sul balcone basilico, rosmarino e fiori dentro i vasi concimati con piccoli volatili di varie specie. Per fortuna in città non volano le aquile, altrimenti avrebbe chiesto di regalarle un baobab.

P.S.n. 2: Anche la morte fa tenerezza.

 

Omaggio degli amici
Il mazzolin di fiori

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