Freak · Report

DI UNA BAMBINA QUALCOSA CONOSCO

Recuperando ancora una volta il titolo del libro di Simona Vinci “Dei bambini non si sa niente”, nel post di oggi voglio raccontare un piccolo aneddoto a proposito di una bambina immaginifica che si confida spesso con me.

L’ispirazione mi è venuta ascoltando la radio questa mattina: un po’ distrattamente perché mi stavo preparando per venire a lavorare ho sentito il Trio Medusa parlare di come esprimersi con i bambini per farsi comprendere.

Al di là del fatto che credo i bambini capiscano ben più di quanto sembra agli adulti, è comunque sempre un bel “lavorare” per avvicinarsi a loro.

Secondo me sarebbe molto più facile se gli adulti ricordassero che cosa pensavano quando erano bambini.

A questo proposito voglio narrare una piccola storiella riguardo Nina, la bambina di cui accennavo sopra.

I nonni di oggi sono spesso giovani e diventano preziose risorse per le coppie che hanno figli da appendere in qualche posto quando lavorano.

La mia amica bambina ha conosciuto un nonno soltanto, perché alla sua nascita gli altri tre erano schiattati da almeno 25/30 anni.

Il sopravvissuto era nonno paterno: vecchio balordo alcolizzato e puttaniere, con tutti i crismi per essere anziano tranne la saggezza e sentirsi nonno.

Dalla mia amichetta ho saputo un paio di perle veramente preziose tratte dallo scrigno della sua molto istruttiva infanzia tra gli umani proprio riguardo questo nonno che, nonostante sia morto quando lei aveva sette anni, è riuscito a farle vivere qualche esperienza assai educativa.

La prima, patita interiormente in modo molto intenso e dolente benché possa sembrare una sciocchezza, è avvenuta quando lei aveva quattro anni.

Il nonno, come sempre ubriaco, si presentò un bel dì con un regalo per la piccola. Non era mai successo quindi, per lei, fu una sorpresa quasi infarcita di magia perché non era Natale, né occasione di festa alcuna perciò avere un regalo così senza motivo sembrava un grazia caduta dal cielo. Anche se quel balocco era più adatto a un maschio che a una femmina lei, che di doni ne vedeva pochi fu ben contenta di riceverlo, soprattutto da quel nonno che non l’aveva mai degnata di uno sguardo. Si trattava di una piccola motocicletta con il pilota che correva su una pista fatta con un filo d’acciaio, giocattolo curioso con il quale lei si divertì tutto il giorno solo mostrandolo orgogliosamente agli amichetti del vicinato.

Ma, come NON succede nelle fiabe, la vera sorpresa (la “perla”) arrivò il giorno successivo quando il nonno tornò a riprendersi il regalo e lo consegnò ad un bambino che abitava dall’altra parte della strada. Senza spiegare il motivo, senza avere particolari sentimenti affettivi per l’altro ragazzino del quale manco era parente. Così, per pura cattiveria o demenza senile l’oggetto passò dalle mani della nipote a quella del bimbo quasi sconosciuto.

Non aggiungo altro, lascio a voi immaginare quali pensieri abbiano attraversato la mente di Nina.

La seconda perla è roba da adulti ma Nina la ricorda molto bene perché la Zia Olga, sorella nubile di papà che teneva in casa il nonno, arrivò un giorno furibonda brandendo un reggiseno di pizzo rosso, buttandolo addosso al fratello, urlando che l’aveva trovato in camera del “vecchio” che s’era portato in casa una puttana.

Nina era presente, fece finta di non sentire e uscì di casa andandosi a sedere sui gradini del negozio accanto.

Fine della storiella odierna.

Sappiate comunque che dei bambini non si sa niente, ma loro degli adulti ne sanno tante.

 

 

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