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L’ARTE DEL CAPPUCCINO

Pausa pranzo: quando riesco a farla mi allontano dal luogo di lavoro benché ci sia la buvette, preferisco staccarmi per un’ora dalla scrivania e cambiare aria. Dieci minuti di strada e sono al grande centro commerciale attrezzato con ristoranti, bar, pizzeria. Oggi mi andava di bere un bel cappuccino con qualche brioche, cosa che non faccio mai a colazione poiché preferisco consumarla a casa, tranquillamente seduta al tavolo apparecchiato come si deve, prima di affrontare il mondo fuori.

Dopo aver girovagato per trovare il bar meno affollato, decido di servirmi al reparto dolci del magazzino per scegliere qualche prelibatezza da immergere nella bevanda. Come tutti gli italiani veraci anch’io ho la sana abitudine di gustare caffè et similia in formati differenti secondo l’umore e il momento della giornata. Il cappuccino mi piace bollente con la schiuma solida come panna montata che resta in superficie senza mescolarsi col caffè.

Attrezzata di vassoio e porcheriole assortite mi presento al banco bar e ordino la bevanda.

Subito capisco di aver sbagliato momento perché, al posto delle solite bariste, trovo un ragazzotto vistosamente fuori posto che, con sguardo atterrito, prima osserva me chiedendo pietà, poi cerca disperatamente qualche collega che corra in suo aiuto perché è fino troppo evidente che non sa nemmeno dove trovare il bricco del latte. Probabilmente è lì per coprire un’assente per pochi minuti, tempo troppo lungo per evitare situazioni imbarazzanti come quella che gli sto proponendo con la mia richiesta.

In un attimo vedo passarmi davanti i dieci minuti successivi: il ragazzo tenta in ogni modo di montare il latte che non ne vuole sapere, ed io che mi rassegno a intingere i miei dolcetti in una brodaglia beige che del cappuccino non è nemmeno lontana parente.

Comprendo l’imbarazzo del malcapitato e faccio finta di niente perché so benissimo che anche lui è vittima della crisi e della recessione economica: probabilmente addetto alla vendita dei videogame, per comodità dell’azienda, attualmente utilizzato come jolly e quindi sbattuto lì a espletare un compito che mai avrebbe pensato di dover affrontare.

Negli ultimi anni succede spesso di vedere persone totalmente impreparate a svolgere funzioni in modo maldestro se non addirittura errato.

Finché si tratta di un cappuccino pazienza, ma quando succede per mansioni più delicate il problema può diventare drammatico.

Ma, tornando al mio cappuccino, devo purtroppo constatare la poca professionalità e capacità di servire un prodotto a regola d’arte di tanti baristi. Naturalmente non si pretende la maestria di Tom Cruise nel film cocktail quando si ordina qualcosa da bere, ma il caffè o un cappuccio dovrebbero essere almeno bevibili.

Invece no! Spesso e volentieri anche in locali dedicati alla degustazione di queste bevande, il prodotto finale non è soddisfacente. Essendo noi italiani artisti pure nel settore alimentare, sappiamo bene come deve essere confezionata qualunque cosa destinata a soddisfare il palato, quindi siamo esigenti e pretendiamo di assaggiare le nostre specialità “comediocomanda”. E siccome il cappuccino è una nostra specialità, deve rispettare i criteri stabiliti dalla maestria culinaria, esattamente come succede alla pasta e a tutti i piatti tipici che distinguono il nostro marchio di eccellenza anche in questo settore.

Comunque, per concludere la cronaca: oggi mi è mancato il conforto di un cappuccino come piace a me.

E’ proprio un mondo difficile…

4 thoughts on “L’ARTE DEL CAPPUCCINO

  1. Una volta a me hanno servito un gin ‘n tonic in un bicchierozzo della cocacola, con con due cubetti di ghiaccio naufragati che affogavano nella broda tiepida e allungata.
    Però c’è anche l’altra versione.
    Marito e moglie, pensionati vacanzieri, ordinano due irish coffe. Dopo un quarto d’ora arriva il cameriere con i due paddy a 3 strati, più chiaro sul fondo, scuro fino a un dito dall’orlo, candido di panna in cima. il cameriere posa i paddy, i tipi pagano, sollevano i bicchieri (caldissimi) e mescolano energicamente trasformando il tutto in una specie di caffellatte. Bestemmia, abominio, delitto! Ho pagato al volo e me ne sono andato via schifato.
    Se fossi stato il barman avrei restituito loro i soldi e li avrei pregati di non farsi vedere mai più.

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    1. Tu sì che mi comprendi caro Stelio, la dignità dei golosi e dei buongustai non viene meno neanche nei momenti di carestia. Se devo succhiare una radice, che almeno sia una radice di classe. 😉

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