Opinione

UNA FRANA AL GIORNO LEVA L’ITALIA DI TORNO

Quindici anni fa abitavo in un piccolo condominio di nuova costruzione formato di sei palazzine contenenti quattro appartamentini ciascuna, tutte allineate orizzontalmente sulle falde di una collina. Si chiamava “Belvedere” ed effettivamente da quel punto si godeva di un panorama molto suggestivo. Una sera d’estate, mentre ero fuori casa, ci fu un gran temporale della durata di circa tre quarti d’ora che buttò giù tanta acqua da allagare le strade del paese e far scoppiare i tombini. Niente di drammatico, ma comunque un bel casino in tutta la zona, l’evento era totalmente imprevisto ma poche ore dopo tutto tornò alla normalità.

La normalità però non la trovai la sera stessa tornando a casa, poiché per salire le scale che portavano ai giardini circostanti le palazzine, dovetti affondare nel fango fino alle ginocchia. Un pezzo di terreno era franato comprendo totalmente la zampa di accesso alle abitazioni e, in una parte di giardino, s’era formato un buco di almeno due metri di profondità. Successivamente, senza pioggia né alcun tipo di precipitazione atmosferica le nostre cantine si allagarono più volte sino ad oltrepassare il soffitto della zona interrata arrivando quasi all’ingresso delle scale interne.

Dopo qualche tempo scoprimmo che tutto il complesso residenziale era stato costruito su un pezzo di collina pieno di falde acquifere e quindi il rischio allagamento era perenne.

Oggi abito altrove, ma quelle case sono là, sempre abitate, ed io mi domando quanto tempo resteranno ancora aggrappate a quel pezzo di collina senza precipitare verso il paese sottostante. E prima ancora chiedo al comune che ha concesso i permessi e all’impresa che ha costruito: non sapevate che lì era rischioso costruire? E comunque, prima di costruire in zone a rischio (abito in una località termale dove le falde acquifere si trovano ovunque) non vi siete minimamente preoccupati di fare accertamenti adeguati?

Certo, sapevate tutto, ma ve ne siete fregati allegramente perché il guadagno è “innanzitutto”, viene prima dei guai altrui e anche della vita altrui.

Penso che la stessa cosa sia successa e continui a succedere in tutta la nostra bella Italia che, trascinata dal Governo, dalle speculazioni senza ritegno alcuno, dal menefreghismo di tutti, e dal malcostume imperante, sta franando disperatamente verso un mare di merda.

Questa mattina sentivo le varie cronache di quanto è successo ieri a Genova, in particolare il racconto di un volontario della protezione civile incaricato di monitorare un tratto di argine ad alto rischio esondazione, il poveretto raccontava che in un quarto d’ora la situazione è mutata in modo drammatico e non ha potuto far altro che stare a guardare. Ovvio! Che cosa poteva fare un uomo solo messo lì ad osservare…Ma io ricordo tanti torrentelli che costeggiavo in estate durante le escursioni in montagna, quasi senz’acqua ma con tanti bei cartelli bene in vista con scritto: “Attenzione! Pericolo di piene improvvise”. Non credo che fossero messi là per avvertire i castori o le marmotte di essere cauti in caso di pioggia. Lo stesso dicasi per i piccoli affluenti dei fiumi importanti che, se la maggior parte dell’anno sono quasi in secca, fanno presto a diventare pericolosi in stagioni come questa e allora, sapendo da giorni di piogge abbondanti oltre la norma, perché si deve lasciare morire la gente? Possibile che l’amministrazione di un comune, per di più importante come quello di Genova, non sappia quali sono le zone sensibili della città che stanno governando? Se non lo sanno meglio cambino mestiere perché evidentemente non sono all’altezza del loro compito. Purtroppo, come sempre, abbiamo la certezza che tutto sia previsto e “chi di dovere” preferisca starsene al calduccio sperando che la divina provvidenza eviti il peggio, e se il peggio arriva ugualmente colpendo il popolo inerme, pazienza tanto loro al caldo ci sono e ci restano con i soldini intascati evitando le regolari opere di manutenzione e bonifica delle situazioni a rischio. E così si va avanti in tutti i settori della pubblica amministrazione, dalla malasanità alla malora di un paese che più bello non si può e che deve diventare un cesso altrimenti rischiamo di stare troppo bene.

Parole sentite migliaia di volte, come tante volte sarà piovuto a dirotto nei secoli precedenti nelle medesime zone. A dirotto non significa diluvio universale e le precipitazioni eccezionali, se ultimamente si susseguono con parecchia frequenza, sarebbe il caso di imparare a renderle meno dannose possibile perché i mezzi esistono.

Mancano “solo” gli uomini di buona volontà al governo.

 

16 thoughts on “UNA FRANA AL GIORNO LEVA L’ITALIA DI TORNO

  1. Parole sante! Anche il palazzo dove abito è costruito su una falda acquifera. Abbiamo una pompa che estrae l’acqua.Adesso sta piovendo a dirotto e io seguo la situazione ligure come tutti.Si, il titolo è proprio giusto.

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  2. Ciao 🙂 io sono proprio in mezzo al fango e all’acqua, i danni maggiori sono avvenuti nella zona.in cui vivo. Non riuscivo a spiegarmi come fosse possibile che la via in cui abito si fosse squarciata in due, impedendo il transito in entrambi i sensi di marcia. Ho scoperto che anche sotto la via scorre un “rio”!!! Come in tutti gli altri casi di esondazione, qui a Genova,i torrenti e gli affluenti, sono esplosi perchè sono stati coperti da strade!

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    1. Laura mi dispiace proprio tanto, in generale per tutta zona che sta soffrendo e perdento beni e vite, in particolare per te che non immaginavo fossi direttamente coinvolta. Posso solo augurarti di avere la forza necessaria per “tirarti su le maniche”, se poi arrivano altri aiuti tante grazie, ma sappiamo bene che la cosa più utile è sempre contare su sè stessi. Un abbraccio a te e tutte le persone che si trovano in questa situazione.

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  3. Arriverà un altro condono, faranno porticcioli spostando la foce dei fiumi (v. Cecina), a Genova i rii scorrono sotto le strade… ma insomma, i ristoranti sono sempre pieni, di che ci lamentiamo? 😦

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    1. Sai Daniela, ne vedo di tutti i colori percorrendo a piedi tanta parte del territorio in cui vivo. Anche nei momenti tranquilli senza drammi in corso, non riesco fare a meno di ottolienare quanto viene rubato alla terra per costruire villoni totalmente inutili e dannosi per gente che deve “investire in qualcosa il denaro che gonfie troppo le tasche”, abitazione che restano vuote quasi tutto l’anno. Eppure, anche “qui al nord” continuano a costruire su ogni lembo di terra strappato all’agrocoltura per erigere case che si tengono per mano tanto sono vicine una all’altra. E sono solo ed esclusivamente operazioni speculatorie perché destinate a rimanere seconde o terze case di gente che ne ha fin sopra i capelli di soldi e posti dove abitare agiatamente.
      Temo che tra poco le mia amate colline diventeranno tutte “zona residenziale panoramica” DESERTA!

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  4. Burlone Burlando ieri ha affermato di aver speso i 10 milioni a disposizione per mettere in sicurezza 35 famiglie… Però alle 16 di venerdì, a disastro avvenuto, in regione si legiferava per liberalizzare gli abusi edilizi con la clausola del silenzio assenso per i permessi. E cmq la Liguria è stata presa a esempio per un paio di libri sul partito trasversale dei cementificatori, che regolarmente concedono permessi edilizi su territori a rischio frane… Sia che si trattasse di Scajola o Burlando, di rifondazione o forza italia

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    1. Ma queste persone che amministrano città e paese badando solo ai propri interessi personali non sanno che in queste città e in questo paese abitano anche loro, e ciò che contribuiscono a distruggere fa parte della nazione in cui vivono?

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  5. a me la cosa che risulta assurda è che ai genovesi e ai liguri sembri non interessare dei milioni (ora, prima miliardi) che i due fanno sparire pubblicamente da 20 anni. Perché li fatti e le cifre sulla stampa appaiono (figurate che Burlando per le colombiadi finì in galera…), anche se poi misteriosamente scompaiono, così come nelle teste di quegli idioti dei miei concittadini, e più in generale di tutti gli idioti itagliani

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  6. Io sono originario da una regione che gli antichi romani definivano “La sitibonda Apulia” la Puglia, infatti avevano ragione in quanto l’unico “rio” degno di citazione è l’Ofanto che è classificato alluvionale (“ruscella” quando piove). Per giunta è a “nord” nel foggiano, per cui fino alla punta del “Tacco” non ce l’ombra di un ruscelletto, un rivolo niente. Quando giunsi a Genova e vidi una moltitudine di fiumi (wow quanta grazia!) che nei tratti dove attraversano la città
    sono stati coperti da strade e palazzi, “scappai” subito in alto..sui monti!

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