Opinione

DOVE VA-SCO?

Ieri ho notato sul web centinaia di #vascomerda indirizzati al (si direbbe ex) grande Vasco Rossi. Mi piacciono parecchio alcune sue canzoni, ma non ho mai acquistato un suo disco e non sono mai stata sua fan, in ogni caso lo considero un artista interessante e originale che ha saputo catturare migliaia di persone disposte a riempire gli stadi ad ogni concerto.

Gli innamorati di Vasco assomigliano un po’ ai tifosi di calcio perché lo sbandierano come un marchio di fabbrica su magliette, striscioni, poster e scritte sui muri.

Vasco Rossi è (almeno sino a poco tempo fa) forse il musicista italiano più amato dai suoi connazionali, sicuramente uno dei più seguiti durante i tour musicali.

Ora lo trovo massacrato sul web da utenti furiosi che gli rimproverano di aver fatto chiudere un sito molto popolare.

Non entro nel merito della questione perché non ho informazioni adeguate per poterne parlare però mi sorprende il livello di astio sollevato nei suoi confronti così in fretta. Sino a qualche mese fa Vasco era Dio (non per tutti, ma per tanti certamente) ed ora schiere di naviganti sono pronti a dargli addosso senza nemmeno un’anima pietosa che tenti di prenderne le difese (o, se c’è, non si vede in giro).

Dove sono finiti coloro che dalle Alpi alla Sicilia si strappavano i capelli per accaparrarsi un biglietto dei suoi concerti, chi sono quelli che sanno a memoria tutte le sue canzoni e ne fanno l’imitazione per rendergli omaggio. Insomma dov’è finito tutto l’amore
per quest’uomo che ha sempre fatto tutto ciò che voleva senza nascondere né vizi né peccati?

Questo fatto m’induce a riflettere e domandarmi in quale maniera funziona la mente umana riguardo sentimenti trasversali come fede, passione, a volte persino idolatria nei confronti di personaggi pubblici. Mi chiedo proprio come funziona poiché gli atteggiamenti mi paiono di anomale misure nel senso che a volte vengono perdonate nefandezze intollerabili, mentre in altri casi una mossa falsa e infelice come quella di Vasco accende una pira che lo incenerisce velocemente.

9 thoughts on “DOVE VA-SCO?

  1. credo (e anche spero) che parte dell’accanimento sia stato più contro l’accaduto che contro la persona. E’ l’atto censorio in sé che fa paura e fa anche incazzare

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  2. Avendo lavorato per un periodo con gruppi musicali (anche famosi) ne ho ricavato la sensazione che parecchi di quei musicisti fossero “finti”.
    Vasco penso che sia uno di questi.
    Ha saputo vendere bene la sua immagine di artista maledetto, autodistruttivo, tetragono alla misura, un santone sempreverde.
    Purtroppo gli anni passano per tutti, e con l’età si diventa più stizzosi, impazienti, permalosi, insofferenti, e sotto lo strato di vernice verde che comincia a scrostarsi si nota ciò che è la materia originale.
    E’ probabile che un artista “finto” raccolga i consensi di appassionati “finti” che amano la sua immagine e cercano di specchiarsi in essa.
    Quando il teatrino si svela per quello che è, la delusione si trasforma in rabbia, anche perché i fan si trovano spaesati, senza riferimenti, e come mosche irose si trovano a sbattere su una lastra di vetro, trasparente come ciò che resta dell’immagine del loro idolo.
    Mandi

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  3. Non so niente, poi mi informo. Anzi, mi sono informata subito e ne so meno di prima 😦 . Per me Vasco è oggi quella musica che senti un giorno per caso e ti rimane nel cuore, sono quelle parole che raccontano la tua vita, magari spericolata ma solo poco poco di meno. Sono i tuoi sentimenti e le tue note insomma. Oggi.
    Quando ero nel complesso invece, appena ventenne, sono sicura al novantanove per cento che era lui: una serata vicino a Modena, e chi si ricorda il nome del paese…; una corte serrata di tre giovanotti, uno biondo, capelli sul collo e maglia a righe bianche e rosse, facevano a gara per strapparmi un ballo. Mi arrivò perfino un gigantesco mazzo di fiori… ma io ero troppo convinta di valere meno di zero.
    Anni dopo la frase che un’amica sua fan mi fece leggere tutta tremante sulla copertina di un 33 giri: “e poi ci troveremo come Le Stars” (L e S maiuscole) “a bere dell’whisky al Roxy bar … Noi ci chiamavamo “Le Stars” e al Roxy non c’eravamo fisse ma quasi. Era lui? Non era? Diceva di noi? O no?
    Ne ho conosciuti di personaggi. Me ne sono capitate di cose. Ma una l’ho imparata: è gente come noi, spesso peggio. Talvolta sono artisti, e regalano momenti magici. Non sono idoli né demoni: hanno solo trovato la strada per una effimera celebrità. Vasco almeno, con tutte le sue cadute e le sue debolezze, ha lasciato un’impronta.

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  4. Per quanto mi piacciano molti autori e cantanti e canzoni, so che sono solo persone che cantano, scrivono e a volte interpretano benissimo il loro ruolo, al punto da far sognare le masse.
    Caruso, lontano anni luce dalla nostra cultura ha lasciato un segno indimenticabile, ancora per qualche centinaio d’anni, poi se ne parlerà come leggenda; la divina Callas, uguale. Pavarotti pure, mettiamoci pure Tex Willer e Alan Ford. Che non cantavano ma facevano e fanno divertire, con un seguito di fan’s. Certo, gli ultimi due sono invenzioni..dureranno meno.
    Per gli acerrimi sostenitori che dopo si stancano delle sue prese di posizione, dopo che anche l’artista di turno si è stancato, forse anche fisicamente, mi verrebbe da rispondere che alla fine del rigo si è svuotati e un artista rimane artista anche quando è ancora in vita. Vorrei che Vasco fosse non idolatrato ma preso come una persona normale, che ha fatto quello a lui più congeniale, scrivere e cantare.
    L’igiene mentale per alcuni, potrebbe essere una opzione.

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  5. mah… non credo sia chi ama o ha amato vasco ad attaccarlo così ferocemente; di certo noi italiani, specialmente, non ci pensiamo su troppo a lasciarci trascinare in turbini d’odio e indignazione contro chi, il giorno prima, era il nostro adorato paladino (vedi Mussolini, Craxi e probabilmente Silvio, tra un po’). Credo che in momenti di cambiamento e tensione come questo, ci sia il bisogno di dar voce al proprio malcontento e aggiungere la propria voce alle urla degli altri sia un modo per non sentirsi soli per non uscire dal “gruppo”, indipendentemente dal messaggio e dai sentimenti che si vanno a sostenere.

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