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DEMENZIALMENTE

DEMENZIALMENTE

DIALOGO: UMANO/ALIENO

 

Curiosità…(umano)

Controllo…(alieno)

 

Serenità: sono stufa di scriverlo, la voglio! (molto umano…sublime)

 Controllo…in pericolo (alieno)

Ma la serenità non esiste…(non serve controllo, non c’è quindi impossibile soddisfare il desiderio)

 Aspettiamo che torni (umano/alieno insieme)

 Quando torna? Boh (umano/alieno non sa)

Non importa, la vado a cercare, sparisco e la vado a cercare, non me ne frega niente io vado (umano)

Controllo! (alieno)

No, qui comando io, questo tu non puoi controllarlo (umano)

Vero, ma non sto reprimendo te. Non dimenticare il rispetto (alieno)

Rispetto di che, mi faccio un mazzo spaziale…(umano)

Rispetto in generale

Ti sembra che io non abbia rispetto?

Certo che ne hai, però bisogna capire i tempi, il metabolismo umano non è come il tuo…sai che non sono tutti uguali gli umani

Tra gli umani si chiama comprensione

Tecnicamente: “empatia”

Già, è vero. E allora?

Impara, è un’altra occasione per imparare

Che cosa devo imparare…ancora…

La pazienza…

 La conosco già

Questo è un nuovo tipo di pazienza

Sarebbe?

La pazienza di attendere ciò che merita di essere atteso

E se ciò che attendo non arriverà mai?

Impara ancora

Che cosa?

A porre limiti alla pazienza

In base a che cosa?

Variabili varianti: valore, merito di chi o di cosa. Ormai hai imparato a dare il giusto peso a persone e cose

Beh non sempre, sai…quando ci si mettono i sentimenti è difficile riuscire a valutare serenamente…

Ascolta l’istinto, sai che il tuo istinto non sbaglia

Sì, mi ha sempre detto giusto, anche se a volte non l’ho voluto ascoltare ed ho sbagliato

Appunto…

Mi dice quando è il caso di usare la pazienza, quando vale la pena di usarla… quando la persona merita il mio rispetto…

Vedi?

Già, hai ragione…e mi dice anche quando è il caso di mandare a…quel paese

APPUNTO!

Già!

E allora?

Ci sto pensando…

A cosa?

Ad usare bene la pazienza

Brava

Noi ci si capisce sempre eh…Però glielo devo dire

E diglielo!

 Ho il bisogno fisico di averti vicino, toccarti, abbracciarti, accarezzarti, sentire il tuo respiro, le tue labbra sulle mie, le tue dita esplorarmi studiarmi impararmi a memoria per disegnarmi sempre quando il mio essere materiale non è con te, voglio mescolare tutto di me e di te…di noi

 umano/alieno/umano/alieno/umano/alieno/umano…alieno, delirio di entità scoposte

 Alieno+Umano: “Corriamo?” “Corriamo!” intanto aspettiamo, usiamo energia per correre, troppa energia diventa ingovernabile…CORRIAMO.

 Umano “Lo desidero al punto che lui si troverà qui senza sapere come ci è arrivato…anche se non ho la minima idea di chi sarà questo lui”

 Alieno “strepitoso potere della mente”

 Umano “magico potere dell’amore”

 Gnomo Sgabello “ci ho impiegato settimane per disseminare sassolini a indicargli la strada che porta qui”

Gnomo Poltrona “di chi stai parlando?”

Gnomo Sgabello “di un ipotetico lui, così lei la smette con questo delirio”

Gnomo Poltrona “Già almeno sta zitta e ci lascia dormire in pace”

(n.d.a: non fateci caso anche il delirio è una forma di espressione del pensiero)

E io oggi dovrei ESSERE a Zerbo dove suona la mia amica Pinarda per il megaraduno di grandi nomi del passato, ci sarà Finardi, Camerini e tanti altri per una festa musicale irripetibile che sono costretta a perdere. Quante cose mi perdo che non tornano più…

Ormai le rinunce nemmeno più le riesco a contare, quindi per non pensare mi concedo di farneticare. 

CHE TRISTEZZA! 

 

 

 

5 thoughts on “DEMENZIALMENTE

  1. L’ALBA DI EDEN VOEXX

    L’alba sorge da una sua precedente morte, senza memoria ricrea sé stessa. Eden Voexx è già sveglio. Sveglio, fisicamente e mentalmente.

    Eden Voexx:
    Son tre i recapiti che danno poesia alla mia vita,
    che come tutte le poesie rimane da interpretare.

    Fiumil Erot esegue torsioni col collo. Tra lo stupito e l’infastidito osserva Eden. Sbadiglia, rumorosamente, parlandoci dentro:

    Fiumil Erot:
    Ti svegli pensando o è una di quelle fasi tra il sonno e la veglia?
    Ma dimmi un po’, ci sei nato così o ti spalmi una crema?

    Devon Lab chiama. Devon Lab urla. Urla anche quando
    tranquillamente parla in romanesco e sorride.
    Devon Lab è stata sveglia tutta la notte.
    Devon Lab è quindi femmina.
    Femmina fin sulle sopracciglia curate.
    Femmina nel suo essere timida e sfacciata.
    Femmina nel suo essere integerrima.
    Femmina nel suo donarsi senza limiti.

    Devon:
    Evita gli acidi a merenda, meglio un kinder.
    Continuo a non capi’, e quegli infami vonno trasferimme

    Eden:
    Il trasferimento è la cura di tutti i mali,
    lo si fa cadere dall’alto, per opportunità aziendale.
    Pochi hanno due recapiti, solo i più stupidi tre.
    Per il tuo problema… resistere resistere resistere.

    Fiumil:
    E’ ‘na parola, anzi tre, come i tuoi recapiti
    Ma lei ne ha uno. Come un cuore fragile
    celato da una stupenda seconda piena,
    degna di protezione

    Eden:
    Sono molto significativi i miei tre.
    Comunque, qui non si riesce a dormire,
    di giorno. Mentre la notte porta consiglio.
    Si sta in tempi in cui ognun bada a se stesso.
    Basta a se stesso. Questo è quanto.

    Devon:
    Finitela voi due! Che so’ adulta da mo’
    E’ la mia anima, bisognosa di cure
    Invece de sta’ lì e perde tempo a questiona’
    Fateme vede chi ha più intuito, sa che fa’
    fateme vede la luna spiaccicasse contro il sole
    fateme senti’ le stelle esplode e fricicare

    Eden:
    La strada per il paradiso è lastricata di cattive intenzioni.
    Solo chi conosce profondamente il male
    può perseguire con coerenza il bene.

    Fiumil:
    Sì! Chissà che ha detto?
    E poi che è sta commistione?

    Devon:
    Siete insensibili, mi fate piangere
    Ecco, quello de cui avrei voja è proprio piagne
    E voi nun lo capite, saggi e vissuti che siete

    Eden:
    Tu non capisci…
    Tu prendi il tuo amministratore delegato
    la sua società di consulenza, che è anche un incubator
    possiede un core business infinito e indefinito
    una corporate structure costituita da clienti e proprietari
    un portfolio di società di tutte le nature giuridiche
    un polipo che si è attorcigliato i tentacoli a tal punto
    da nascondersi ad ogni evidenza, ad ogni legge economica.
    Suo cognato, è il ministro dei trasporti, di sinistra.
    Il suo principale azionista, della lega, di destra.
    Usa la sua società come testa di ponte,
    per unicredito, per le autostrade
    e chissà per cos’altro
    e tu non capisci…
    Smarrito nel suo labirinto l’uomo trotterella
    tra osso e osso, il ginocchio rigido, il piede frequente,
    muro dopo muro, spigolo dietro spigolo,
    istintivamente, si rinsaldano due cognizioni:
    non ho ancora calpestato i miei passi;
    qui tutto è sempre uguale, immutabile.
    Tant’è che in pareti somiglianti e vitree
    ci sbatte spesso il muso, le saggia,
    con le mani, col viso, coi denti.
    Lui sa che tutto ciò sfocia puntualmente
    dalle parti di una bella vulva bionda.
    Calda, umida e bella,
    bella, in senso assoluto.

    Fiumil:
    Sarà per una questione di albinismo,
    persa l’eccezionalità, rimane l’atavico

    Così dicendo Fiumil pigia il tasto del quindicesimo piano, mentre Devon singhiozza sul divano. Eden cammina scalzo sulla spiaggia.

    Devon:
    Sì, capisco. Siete solo uomini.
    Piccoli stupidi uomini

    Fiumil:
    Angelo ammalato. Sei bella
    Sei bella come l’arcobaleno che il sole disegna su una goccia di rugiada che scivola sul petalo di una margherita mentre l’ape immobile, rapita dal caleidoscopio di luce, smette di succhiare il polline.
    Sei bella come un posto in banca.

    Devon, a questo punto, piange.

    Eden:
    Però… nessuno è infallibile

    Fiumil:
    Poeta… ma stai un po’ zitto va

    Devon:
    ho troppe esplosioni in tono con me stessa,
    non mi sono mai fatta mancare niente, d’altronde.
    Il mio ex marito, ha cambiato modo di firmare
    e ora sono inseguita da uno stuolo di ragazzini.
    Raccontami una fiaba, Eden

    Eden (tossisce, schiarendosi la voce):
    Dammi un soggetto, cara

    Devon:
    Un soggetto? Una bambina

    Eden:
    Ok, allora, c’era una volta,
    iniziano tutte così le favole,
    c’era una volta, nel paese delle mille mucche
    una bellissima bambina mora
    con occhi blu pervinca come i fiori
    e i ricci fitti fitti come i rovi
    nel paese delle mille mucche
    così chiamato perché lì tutti avevano
    la loro stalla di pacifiche amiche
    vivevano di latte, yogurt e formaggi
    nel paese delle mille mucche
    nessuno sapeva quanti anni avesse la bambina
    i bambini sentivano raccontare dalle loro nonne
    racconti incredibili sulle avventure di questa bimba
    a loro volta, diventati nonni, ne creavano di nuove
    i bimbi dotati di più fantasia arrivavano a capire
    che quella bimba era nata lì ancora prima
    che il paese fosse stato costruito
    e siccome era abitudine della bambina
    girin girellare da casa a casa, sorridere a tutti,
    sedersi a tavola a mangiare con questo e quest’altro
    chi aveva un briciolo di buon senso sapeva
    che la bambina mora non aveva vissuto
    alcuna avventura straordinaria
    che era l’unica persona adulta,
    considerata la sua possibile età anagrafica,
    che si godeva la vita al cento per cento
    sempre sorridente, sempre felice
    non aveva nemmeno bisogno di parlare
    lei o sorrideva o fischiettava
    il fischiettio era il suo saluto
    il suo modo di ringraziare per il pranzo
    il suo avvisare quando entrava o usciva da una casa
    la bambina mora a volte scompariva per giorni e giorni,
    non avendo nessun confine da rispettare o parente da accudire
    correva e saltellava per boschi e laghi
    e un giorno incontrò un cacciatore solitario
    in un bosco che non aveva mai visitato prima

    Devon:
    va bene così Eden, che tu le fiabe le guasti nel finale.
    Grazie della poesia e del non darmi da pensare

    Fiumil:
    Sì, il cacciatore si violenta la bimba per una settimana di seguito
    a lei sembra piacere, tanto l’età ce l’ha, così si fidanzano

    Devon:
    Scusa eh, ma ora nun ne ho proprio voja
    nun sarà poi che m’abituo al non lavoro?
    In fondo è stata una giornata piacevole
    I’m easy like a Sunday morning
    (sorridendo e canticchiando).
    Oggi pranzerò solitaria e libera
    mangerò porzioni umane di cibo normale

    Eden:
    in coda, in coda, anche per pagare
    ma tutti gli altri dov’è che vanno?
    Tornando a bomba, morettina
    il miglior modo di comunicare coi capi
    è parlarne male coi colleghi.
    Per quel che mi riguarda
    il sindacalista del fascio
    s’è messo contro l’amministratore
    così mi tocca anche investigare.

    Devon e Fiumil lo guardano silenziosi, sconcertati, in ammirazione.

    L’alba continua a procedere, in questo noumeno di vita.
    In verità, essa non si ricrea. Svolge, naturalmente.
    I tre si abbracciano. Solo un abbraccio eh,
    altrettanto naturalmente.

    Nota esplicativo-sinallagmatica: i recapiti di Eden sono quattro, ma il quarto lo usa solo per navigare. Creare un quarto personaggio avrebbe generato un’eccessiva dose di confusione, e poi, diciamocelo, un recapito usato solo per navigare non è che sia molto significativo.

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  2. I tuoi deliri sono sempre molto reali, amore/rispetto/pazienza e…mente.

    Ps: Consolati perche’ il concerto probabilmente non lo faranno causa temporali a sorpresa!
    😉

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  3. Imparare a vivere con le rinuncie non è facile per non soffrire ,ma le rinuncie non potranno mai portarti via il tuo essere,tu sei la tua forza e non sarai sconfitta ….
    piccola forte dolce amara “umana”.

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