Opinione

LIBRI AL CINEMA

Qualche giorno fa ho visto la riduzione cinematografica del libro “La solitudine dei numeri primi”.

Il libro non mi è piaciuto, e ho visto il film a rate perché è talmente noioso che non sono riuscita a guardarne più di dieci minuti alla volta. Comunque ho voluto sorbirlo completamente perché m’interessava capire se poteva piacermi più del libro. Invece l’ho trovato parecchio peggio del romanzo da cui è tratto. Oltre ad essere lento come la fame e di una noia mortale, è totalmente scomposto – nel senso che salta da un’età all’altra dei protagonisti mescolando i vari episodi senza una logica plausibile – sicché se non si è letto il libro non si capisce niente.

Comunque l’originale cartaceo non mi ha coinvolta per niente, la narrazione di queste vite disturbate mi ha lasciata totalmente indifferente, una delusione insomma. Penso che il successo letterario clamoroso, attecchito saldamente nel cuore del pubblico e della critica con relativo trionfo di vendite, sia dovuto più al titolo – molto intelligente e accattivante – piuttosto che alla trama.

Lo stesso penso del pluridecorato “Va dove di porta il cuore” della Tamaro. Titolo azzeccatissimo ma, sempre a mio parere, contenuto appiccicoso e anche scritto in modo banale, m’è parso di leggere un temino delle elementari. Talvolta la semplicità è un pregio, ma condita con troppe smancerie è tediosa.

Lascio perdere il film che ho trovato fastidioso come una mosca autunnale.

Questo primo incontro poco felice con la Tamaro mi ha tenuta lontana da tutta la sua produzione letteraria che, ho scoperto, essere invece molto interessante ed assai diversa dal suo più popolare successo. Rimedierò.

Il cinema ha mangiato e mangia tantissimo grazie agli scrittori. Cerco di ricordare i libri che ho letto e dei quali ho visto il film, quindi cito quelli che conosco meglio:

“Il profumo” di Patrick Suskind, secondo me il libro è straordinario e il film riesce ad essergli decorosamente fedele.

“Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti, bello il romanzo, discreto il film; però ho trovato Diego Abatantuono un po’ fuori ruolo, m’è sembrato poco credibile come gran cattivo rispetto all’aria burbera ma fatalmente bonaria che traspare dal suo viso, mentre gli attori ragazzini sono fantastici.

“L’eleganza del riccio” m’è piaciuto oltre ogni aspettativa per il modo squisito con cui sono delineati i protagonisti e l’originalità della storia. Devo dire che, nonostante l’autrice abbia rinnegato la versione cinematografica e giustamente preso le distanze da quella che riteneva una copiatura maldestra della sua opera, ho gradito il film ancorché lontano dall’incantevole atmosfera creata nel romanzo.

Non ho apprezzato “Cecità” di Saramago alla prima lettura, perché m’è parso sgradevole e scontato. Poche settimane fa, invece, ne ho visto la riduzione cinematografica che ho trovato ben fatta. Racconta con precisione l’idea di devastante disagio descritto nel libro, rispetto al quale è stata molto più contenuta la vena splatter che, nel romanzo, è utilizzata in modo impietoso – impietoso in maniera coerente comunque – per narrare le bassezze umane. Ho quindi letto nuovamente il libro, rivalutandolo dal punto di vista letterario anche se mi ha un po’ disturbata per l’eccesso di escrementi sparati in faccia al lettore.

“Il nome della rosa” di Umberto Eco è molto bello, idem il film, e non credo occorra aggiungere altro.

Ho evitato accuratamente di leggere “Il codice Da Vinci” perché visto in mano a chiunque, dovunque, troppo materialmente pesante e presente nei media per poterlo sopportare oltre. Se poi mi fosse balenata una mezza idea di leggerlo, il film me l’ha fatta scomparire definitivamente: l’ho visto almeno quattro volte senza riuscire mai a “vederlo” veramente per quanto è confuso, esageratamente carico di stucchevoli colpi di scena che distraggono dalla trama, tant’è vero che non sono mai riuscita a capirci granché. L’unica cosa che ricordo bene è il cilicio portato con imperiosa sofferenza dal biondone assassino.

Mi fermo qui per non gonfiare divergenze o fraintendimenti come quando dichiaro apertamente che non ho mai sopportato le opere di due mostri sacri come Fellini e Woody Allen: manifestando il mio disamore nei loro confronti non intendo sminuirne i meriti artistici, in fin dei conti vale sempre il proverbio “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, altrimenti come si spiegherebbe il successo di tutte le porcate che passano in televisione.

Se avete voglia di collaborare suggerendo qualche interessante connubio tra cinema e letteratura, scrivete pure quanto volete nei commenti.

Grazie e buona giornata a tutti.

15 thoughts on “LIBRI AL CINEMA

  1. Nel 99% dei casi il film delude il lettore.
    Il celebratissimo “2001 Odissea nello spazio” era strappato ed effettistico (per non parlare dei successivi).
    “Caccia a Ottobre Rosso”, motivazioni incomprensibili e personaggi stravolti.
    In “Gorky Park” era sparita totalmente l’opprimente atmosfera sovietica.
    “Essi vivono”, già il racconto era un casino, il film è riuscito a incasinare tutto ancor di più.
    E quale peggior tradimento del senso del testo se non quello consumato alle spese di “Fahrenheit 451”?
    “La mia Africa”, ma per carità…

    Salverei (per quello che ho letto e ho visto) “Il pranzo di Babette” (locations escluse), “Il caro estinto” e “Il maestro e Margherita” (trasposizione quasi impossibile ma temeraria).

    Ah sì, ci sono dei casi nei quali il film sono migliori del libro. Si tratta di tutti i mattoni scritti da Stephen King.

    Ciak

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  2. La lista sarebbe lunga.
    Mi vengono in mente i libri di E.M. Forster, da Passaggio in India a Camera con vista, film che per fortuna ho visto in lingua originale, necessaria per cogliere le differenze di accento dei vari personaggi .Trovo che i film, girati da J. Ivory, siano all’altezza delle opere che li hanno ispirati. Dico così perché l’opera cinematografica non può mai essere una trascrizione, ma è necessariamente un’interpretazione. A volte purtroppo questa interpretazione ne snatura l’anima in un modo sgradevole. Altre volte il film supera il libro: se ne hai l’occasione, guarda L’uomo fiammifero, un film incantevole, in cui si mescolano vari effetti speciali, nato da un piccolo libro, bellissimo.

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  3. Se posso aggiungere qualcosa, lo farei a proposito del codice Da Vinci. Trovandomi del tuo stesso avviso avevo evitato accuratamente Dan Brown, l’autore del libro, nonchè il film (incomprensibile e lontanissimo dal vero messaggio del libro). Un giorno però vidi uno special su Rai Storia e mi incuriosii, presi il libro. L’autore, appassionato in semiotica, segni e codici segreti come Umberto Eco, aveva conficcato in una trama thriller vendibile e commerciale, la sua volontà di commentare pesantemente le veci della Chiesa soprattutto nei confronti delle donne, privilegiando il dominio assoluto degli uomini (teoria del resto convalidata da Simone De Beauvoir, precursore del femminismo, già nel 1948). Questa dunque è la ragione per cui ti consiglio di leggere il libro che, al di là della trama d’azione, sviluppa insinuanti dubbi sullo stato attuale di sudditanza delle donne…
    Un caro saluto, francesca cenerelli

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  4. Per “La solitudine dei numeri primi”… sconcordo pienamente. Anzi, no: a metà. Il libro mi ha toccato le corde più profonde, magari perché in qualcosa sentivo una forte analogia con un’infanzia solitaria la cui compagnia è stata appunto quella di qualche sporadico “numero primo”. Il film…. per carità, non sono riuscita neppure a finirlo, sono convinta che se uno non ha letto il libro non sa neppure di cosa stiano parlando.

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    1. Non ci crederai, ma io l’ho penalizzato proprio per il tuo stesso motivo. Spesso mi capita di avvertire questa ormai proverbiale solitudine dei numeri primi, perciò non mi ha svelato nulla.

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  5. Quasi mai se si legge il libro poi ci si ritrova nel film a parte qualche raro caso, a me per esempio non piaciuto l’ultima versione del “titanic” ma non per come l’hanno costruito ma per l’attore protagonista che non l’ho trovato credibile per quella parte.
    Io non mi sento poi all’altezza di dare recensioni ho solo i miei gusti ,mi ritrovo con te su Fellini ,non era di mio gusto anche se so perfettamente che era uno dei grandi registi e Woody Allen non sono mai riuscita a vedere un suo film per intero,anzi gli ultimi propio non li ho guardati dato che non lo sopporto,ma gusti sono gusti hai detto bene 😉

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  6. A proposito di Paolo Giordano (premio Strega e premio Campiello)…sono 4 anni che non pubblica un libro e, mi sorge il dubbio che forse e’ una sòla.
    Il libro mi e’ piaciuto ma il film…
    Ricordo la trilogia del Signore degli Anelli che, (nonostante l’accurata descrizione di quel mago di Tolkien), e’ rimasta molto fedele al libro ed io la adoro, appena posso me la riguardo.

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  7. Essendo vecchierello inizio con una citazione di Hitchcock, «Diffido della letteratura: da un buon libro non si ottiene necessariamente un buon film», e infatti sceglieva romanzi di secondo piano. Proseguo con i vecchi tempi e “Il falcone maltese” di John Huston è un gran film, idem “Chinatown” di Polansky, ispirato dai personaggi e dalle atmosfere di Raymond Chandler (i film tratti dai suoi romanzi sono tutti ottimi, da “La fiamma del peccato” al “Grande Sonno”, indimenticabile ”Marlowe, il poliziotto privato”) e sempre Polansky con “Oliver Twist” si supera. E per dimostrare che malgrado gli anni e gli affanni sono ancora in pista finisco con due cose recenti: “Vizio di forma”, uno sballo totale, e “Game of Thrones”, che vabbè, è una serie tv ma capolavoro resta. E infine infine vi cito “Il giardino dei Finzi Contini” per metterci qualcosa d’italiano molto ben fatto.

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