Scrittura

PER LEI VOLEVO IL PENE

Aprendo la casella postale notò subito la cartolina che faceva capolino sotto l’altra corrispondenza. Si domandò chi poteva averla spedita, visto che le vacanze estive erano finite da qualche tempo e nessuno dei suoi amici era fuori città.

Lesse subito la firma, senza badare al resto: “Alfredo”.

Si interrogò mentalmente per capire chi poteva essere, ma quel nome non le diceva proprio nulla, non conosceva alcun Alfredo.

La sua curiosità fu soddisfatta quando osservò la fotografia riprodotta e lesse il messaggio contenuto nella cartolina, solo allora riconobbe la scrittura.

Un lieve sorriso le stiracchiò le labbra: “Ma tu guarda quell’impertinente, mi prende anche in giro”, pensò mentre ammirava i glutei turgidi del giovane uomo – indubbiamente bello – che, ammiccando, mostrava le proprie grazie vestito soltanto di una calza nera e di un reggicalze di uguale colore.

“Io mi diverto solo così! Quando mi fai divertire? Ti telefono per un appuntamento”.

Diceva il messaggio.

Ripensò alle parole che le aveva detto, tempo prima, Giordano, il suo più caro amico degli ultimi anni: “Martina, tutto questo sembra assurdo; sono ormai tre anni che ci conosciamo, posso dire che sei la persona che più mi sta a cuore. Non ho mai avuto segreti per te; di me sai proprio tutto, anche le cose più intime.

Abbiamo passato insieme momenti indimenticabili; ci siamo divertiti, abbiamo riso, pianto, scherzato…ci siamo anche insultati qualche volta. Tutto questo in nome di una grande amicizia, pura e semplice amicizia ed un sincero sentimento fraterno.

Ora tu mi dici che, senza accorgertene, ti sei innamorata di me…

Ebbene, proprio per il grande affetto che ci lega, ti confesserò un segreto: anch’io ti ho sempre amata. Immensamente. Dalla prima volta in cui ti ho rivolto la parola. Non perché sei bella, ma per tutto quello che c’è dentro di te. Sei dolce, sensibile, buona, equilibrata, ma hai anche un carattere incredibilmente forte; non ti fermi davanti a nulla, hai una forza d’animo invidiabile, sai fronteggiare qualunque situazione; sai difenderti e farti rispettare, meglio e più di un uomo. Non ha bisogno di nessuno su cui appoggiarti, non chiedi mai aiuto, risolvi da sola tutti i tuoi guai. Hai saputo trarre solo vantaggi dalla tua condizione di donna sola, ed inoltre sei dotata di un’intelligenza per nulla trascurabile, hai un gran bel cervello insomma!

E’ proprio per questo che mi sono innamorato. Amo questo tuo modo di essere: dolce e prepotente, forte o debole secondo le occasioni, è difficile trovarti spiazzata di fronte alla vita.

Però sai anche come sono io intimamente, mi conosci bene. Vedi…io amo tutto di te, tutto tranne il tuo corpo, perché sono decisamente gay.

Hai un sacco di qualità Martina, tante che non si possono immaginare tutte insieme in una sola persona, ma ti manca una cosa…Il pene!

Sei talmente fantastica che sarei disposto ad accettare il tuo aspetto fisico – tanto femminile e così sensuale – così com’è. Mi basterebbe che tu avessi il pene. A quello proprio non riesco a rinunciare cara, mi dispiace”.

“Dispiace anche a me, Giordano, ma ti capisco…non si può fare niente. Io sono donna, dalla punta dei piedi alla punta dei capelli, dentro e fuori: non ti posso proprio appagare.

Dovremo accontentarci di questa bella amicizia, che è pur sempre una merce rara”.

Rimuginò fra sé Martina archiviando nella mente il ricordo di quella sera per immergersi nella routine quotidiana del lavoro.

La stanchezza accumulata durante il giorno, convinse Martina ad andare a dormire prima del solito, infatti un sonno pesante la raggiunse dopo pochi minuti; un sonno senza sogni, ma accompagnato da una strana percezione fisica: per tutta la notte ebbe l’impressione che il suo corpo vibrasse.

La mattina, alzandosi dal letto sentì, all’altezza del pube, una sensazione di peso, diversa da quella dovuta ai soliti dolori femminili.

Era come se qualcosa pendesse da quella zona.

“Ma…qualcosa pende davvero qui…ma che diavolo…che razza di alchimia è questa…forse sto ancora dormendo”.

Con questa parole nella testa si sfilò il pigiama e, con tutto il suo essere, corpo e mente, pervaso da una tremenda incredulità, si trovò a guardarsi mentre toccava un gran bel pene…il suo pene!

L’aspetto era quello di sempre, tranne che in un particolare: le era cresciuto il pene.

“No, non è possibile, forse ieri sera ho bevuto, oppure sono stata drogata…ma…no, ieri sera sono rimasta a casa…sola. Sto impazzendo, sì sto impazzendo, non c’è altra spiegazione. Probabilmente lo choc causatomi dalle parole di Giordano è stato imprevedibilmente forte, ed io senza accorgermene sono impazzita.

Sono impazzita ed ora sono convinta che mi sia cresciuto il pene”.

Eppure non era follia o illusione, quel “coso” era incredibilmente reale, fatto di carne e sangue, bello e anche di discrete dimensioni.

Per due giorni restò a casa senza mangiare né dormire, in un stato di oblio che somigliava molto al torpore dovuto ad una forte sbronza. Infine si decise e telefonò a Diana – la collaboratrice di Giordano – la pregò di passare da casa sua adducendo, come pretesto, un improvviso malore.

Diana era una ragazza riservata, ed era passata attraverso le più disparate esperienze di vita, quindi sarebbe stata in grado di aiutarla senza fare troppe domande.

Le speranze di Martina non furono deluse, infatti l’amica fece in modo che nessuno si insospettisse non vedendola per parecchio giorni. Inventò scuse plausibili per tutti, nell’ambito del lavoro e con gli amici. Si occupò della spesa e di tutte le necessità quotidiane alle quali la povera vittima della mutazione non aveva certo voglia di pensare.

Passò in quel modo un mese, tappata in casa, vedendo e facendosi accudire solo da Diana. Parlò qualche volta con gli amici a cui era più legata, scambiando poche chiacchiere, inventando di avere la varicella, per non destare troppi sospetti e giustificare il fatto di non voler ricevere nessuno.

Poi, pensando che non poteva continuare a vivere così, decise di riprendere la via normale come se nulla fosse cambiato.

Tornò al lavoro, riprese a frequentare gli amici ed ad uscire la sera. 

Un giorno andò, sola, a casa di Giordano. Dalla sera in cui gli aveva dichiarato il suo amore non aveva più
parlato con lui a quattrocchi.

Appena la porta d’ingresso si chiuse dietro le sue spalle, Martina, fissando il volto dell’uomo, disse: “Guarda!” Mentre sollevava la gonna mettendo a nudo il suo attributo virile nuovo fiammante.

Se vuoi conoscere il seguito di questo racconto puoi leggerlo sul mio libro “Storie di un illustratore di coriandoli” in vendita sia in formato Kindle sia cartaceo nella pagina “Pubblicazioni”

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